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Pompei (gli ultimi giorni)

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ERUZIONI
TERREMOTI
"Pompei (gli ultimi giorni) è una miniserie in due puntate realizzata dalla Rai all'interno del ciclo "Imperium", filmato negli Empire Studios, appositamente costruiti ad Hammamet in Tunisia, i più grandi al mondo in muratura che contengono riproduzioni di Roma antica. Tenendo conto del titolo, sebbene non sia esplicitamente un adattamento da "Gli ultimi giorni di Pompei", romanzo di Bulwer-Lytton del 1834, si inserisce comunque indirettamente alla lunga tradizione filmica e televisiva anche per le modalità di realizzazione e i contenuti. Losche trame, crimini e delitti ma anche una storia d’amore raccontano gli attimi finali della città dell’impero romano sepolta sotto la cenere dell'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.. L'opera ha una costruzione a cornice con un cold open (apertura che mira con un momento 'raggelante' a catturare l'interesse del pubblico seriale). Nella prima sequenza, Marco, il protagonista (in quel momento ignoto), si ritrova incatenato a osservare il cielo da cui cade la cenere. Dalle sequenze successive scopriamo che si tratta di un soldato romano, creduto morto, che era ritornato a Pompei dopo tanti anni in cerca della sua amata, Valeria. Suo malgrado si trova coinvolto nell'uccisione di un soldato, tassello di un piano più grande che rivela una congiura contro l'imperatore Tito. Nel frattempo nella cittadina vesuviana una rivolta degli schiavi, in cui finisce anche Valeria, viene sedata col sangue. Il cavaliere prova a rivelare la congiura e a salvare la giovane, ma la terra di Pompei comincia a tremare, presagio dell'eruzione.
La scena dell'esplosione del vulcano è stata probabilmente ricreata con la computer graphic e tramite l'uso di green screen o blue screen. In alcuni passaggi sono stati adottati sistemi di retro proiezione (si noti la bidimensionalità). Drammaturgicamente, l'inizio è segnalato dallo scorrere di una fontana d'acqua a intermittenza. Il montaggio muove lo spettatore in un'area periferica di campagna in cui si genera un'enorme spaccatura del terreno con successiva inondazione di acqua e materiale lavico. La scena è sovradeterminata ma punta alla drammatizzazione con la prima morte di un abitante che viene completamente bruciato e inghiottito dalla voragine. In città, tutti si bloccano (quasi in una posizione coreografica) osservando la colonna eruttiva. L'aquila in una gigantesca gabbia, simbolo romano, sembra una metafora del destino che di lì a poco investirà i personaggi. Le fasi dell'eruzione sono riprese da più angolazioni, spesso dal mare in una panoramica vedutista animata. In un passaggio il vulcano si osserva da un arco, topos e omaggio alla tradizione delle produzioni storiche sul tema.
Non ci sono molte scene infuocate, come in altri film o rappresentazioni né la distruzione del set, ma tanta caduta di cenere e fumi per ricreare le nubi gassose. In questa produzione, a differenza di altre opere, si seguono le storie di chi rimane a Pompei ed è destinato a essere seppellito dalla cenere.
Per consultare altri adattamenti da Bulwer-Lytton si veda la raccolta e la storia dedicata a "Gli ultimi giorni di Pompei". Per conoscere l'eruzione storica e la produzione di documenti connessi si veda la raccolta "Vesuvio 79". Di seguito alcuni esempi....
Campania
Pompei
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