Il lungometraggio a colori è uno degli adattamenti del romanzo storico "Gli ultimi giorni di Pompei" (1834) di Edward Bulwer-Lytton. La regia era stata affidata a Mario Bonnard che si ritirò e fu sostituito dal responsabile di regia come seconda unità Sergio Leone.
Il vulcano in eruzione è presente nei titoli di testa su cui svetta da subito il nome dell'attore principale, Steve Reeves, che interpreta il protagonista Glauco. Prima del suo arrivo la casa del padre è stata attaccata da un gruppo di saccheggiatori che usano il fuoco per uccidere le persone con le frecce e distruggere la villa, firmando l'atto con una croce per far ricadere la colpa sui cristiani. L'elemento del fuoco è una costante di questa filmografia, come forma simbolica diversamente poi adoperata nel tempo.
Di rientro dalla Palestina, Glauco insieme ai suoi centurioni cavalca in vista di Pompei e del Vesuvio. I personaggi si soffermano un attimo ad ammirare la vista sottolineando come «nessuno può immaginare che qualcuno possa amare un vulcano». Durante la battaglia, spesso, sottolinea qualcuno di loro, c'è stato il timore di non rivederlo più e il vulcano appare ai loro occhi stupefacente come non mai. Il paesaggio del Vesuvio con Pompei in primo piano è ricreato con effetti speciali, probabilmente uno scenario in miniatura e uno screen o con una tecnica di glass o matt painting.
Giunto a casa e scoperto il crimine, Glauco spera di vendicare il padre e la famiglia. Si rivolge ad Ascanio, a cui ha salvato all'inizio del film la figlia, Elena, che aveva perso il controllo del proprio carro trainato da un cavallo.
Dopo l'uccisione di un altro centurione, i cristiani vengono messi in prigione, manovrati dalla moglie di Ascanio, Giulia, e da Arbace, sacerdote del tempio di Iside.
Ma Elena, avvicinatasi al cristianesimo, è consapevole che non sono loro i responsabili. Anche lo schiavo Antonio e Lydia, la serva cieca, lavorano per far emergere la verità.
Scoperto l'intrigo, Ascanio è informato da Glauco (che si salva da un attacco al tempio di Iside). Il rappresentante del potere romano vacilla sulla scelta da attuare, temendo per l'impero, ma viene ucciso dalla moglie Giulia. È accusato Glauco, che nel frattempo viene fatto prigioniero insieme ai cristiani.
Condannati a essere mangiati dai leoni nell'arena, Glauco riesce a liberarsi e a uccidere con il sostegno degli altri compagni, trasformatisi in gladiatori, gli esponenti politici e religiosi. Nello stesso istante giunge l'eruzione del Vesuvio.
La scena della catastrofe si avvale dell'uso di un modellino e di esplosioni per mezzo di effetti pirotecnici sia di tipo ascendente che discendente. La sequenza appare più lunga degli altri film, arricchita da dettagli sulla distruzione dell'arena, numerosi crolli, la simulazione della colonna eruttiva e la successiva caduta dei lapilli pirotecnici e della colata piroclastica sulla città e a valle. Sono sviluppate molte scene di primo piano su personaggi secondari e le loro storie, con un particolare accento sui bambini.
Pompei apparirà interamente distrutta con i corpi degli abitanti stesi a terra mentre la cenere continua a cadere. Durante la fuga, verso la spiaggia, il terreno si spacca con la caduta dei personaggi al suo interno. Durante i tentativi di salvataggio in mare tramite le barche, i personaggi sono minacciati ancora dal fuoco ma sia Elena che Glauco riusciranno a mettersi in salvo.
Per consultare gli altri adattamenti o riferimenti indiretti tratti dal romanzo di Bulwer-Lytton si veda la raccolta e la storia "Gli ultimi giorni di Pompei". Per la descrizione del fenomeno storico a cui si ispira il filone si vedano la raccolta e i documenti di "Vesuvio 79", a partire dagli esempi di seguito....