Nel volume di Vittorio Martinelli "Il cinema muto italiano 1924-1931" (pp. 89-91) si riporta la trama da una rivista dell'epoca. Il film narra di «Flavio di Sangro, vedovo con un figlio, Mario, che vive a Pompei, dove ne studia la storia. E spesso, nella sua fantasia, i baccanali e le orge che testimoniano la civiltà pagana di questa antica misteriosa città, prendono corpo. Ad un'orfana del Santuario, Lucilla, giunta casualmente nella villa, offre di assistere il figlio. Attratto dalla bellezza della fanciulla, Flavio la sogna al centro dei riti dionisiaci. La ragazza, accortasi del profondo ateismo dell'uomo, chiede alla Madonna del Santuario che illumini il cuore del miscredente. Mentre questi è assente, avviene un'eruzione del Vesuvio. Per salvare il piccolo Mario, Lucilla gli fa scudo con il suo corpo, ma ustionata agli occhi, perde la vista. Lascia allora la casa e si rifugia dalla nonna. Ma sia il ragazzo, che vede in lei una seconda mamma, che Flavio, ormai completamente redento, la ritrovano nel Santuario dove avviene il miracolo del recupero della vista. Più tardi, Flavio e Lucilla si sposano» (da «Al Cinemà», Torino, n. 4, 24 gennaio 1926). Nelle frasi di lancio promozionale, si sottolinea che vi sia «sul dramma, dominatore eterno, il Vesuvio sterminatore». La critica evidenzia per la scena la «fedeltà» e la «bellezza » della fotografia. Il film viene sottoposto a censura per le parti di nudo.
Fonte completa al link. Si tratta di uno dei pochi filmati di finzione ambientato a Pompei, ma non legato al romanzo di Bulwer-Lytton del 1834. Per una descrizione del fenomeno e altri documenti correlati si veda la raccolta "Vesuvio 79" o gli esempi a seguire....