Nonostante il titolo rimandi al lungo filone di adattamenti dal romanzo del 1834 di Buwler-Lytton, questo film si allontana dalle trame classiche precedenti. Al romanzo però, secondo una didascalia iniziale, si deve l'ispirazione per il setting fisico.
A Pompei, la moglie e il figlio di un fabbro, Marco, muoiono dopo essere stati investiti da un carro. Disperato e povero, il protagonista decide di diventare gladiatore per cambiare vita. Nonostante non ami combattere, diventa una celebrità dell’arena e si arricchisce. Incontra Flavio, un bambino orfano, e lo adotta come un figlio. Abbandonata la vita da gladiatore in arena, Marco si dedica al commercio di schiavi e cavalli, mestiere che disprezza. Una veggente gli predice che in Giudea Flavio incontrerà un grande uomo. Durante il viaggio, il ragazzo si ammala ma viene guarito miracolosamente da un uomo chiamato il “Signore”. Marco promette di seguirlo, ma quando questi viene condannato, sceglie di salvare il suo oro. Anni dopo, Flavio aiuta gli schiavi fuggiaschi e viene condannato a morire nell’arena. Durante l’eruzione del Vesuvio, Marco sacrifica la propria vita per salvare il figlio adottivo, redimendosi e ascendendo al cielo accolto da Gesù.
La presenza del vulcano nel film si nota sin dall'inizio, posto sullo sfondo attraverso la tecnica del matte/glass painting bidimensionale e l'uso di set con modelli in miniatura in cui viene animata l'emissione di gas della sua attività.
Al rientro da Gerusalemme, il protagonista si affaccia dalla sua ricca villa e sembra avere una premonizione rispetto a quanto accadrà quando dichiara: «Guarda il Vesuvio com'è minaccioso, a memoria d'uomo non è stato mai così». E il liberto gli risponde: «Un omaggio al portento dei tuoi ludi», rafforzando il nesso con il vulcano.
La reazione di Marco alla notizia della cattura di alcuni schiavi fuggiaschi destinati ai giochi, per cui «Pompei si godrà un grande spettacolo», aumenterà la tragicità degli avvenimenti.
Fra questi infatti vi è il figlio Flavio e il vulcano erutta proprio nel momento in cui rischia la vita. La catastrofe vede l'inizio dell'attività vulcanica segnalata dall'incremento delle emissioni attraverso la visione panoramica in matte/glass painting (passando dal giorno all'illuminazione notturna) e con l'animazione di un altro modellino tridimensionale con fumi ed esplosioni pirotecniche. Le scene catastrofiche presentano poi la distruzione delle scenografie, la caduta di lapilli, fiamme reali e in sovrimpressione. Nuove, nel contesto delle rappresentazioni legate all'Italia, appaiono: l'apertura del suolo in cui cadono molti abitanti e la simulazione della lava che giunge fino alla costa.
La versione a colori sul sito della RAI è una tinteggiatura successiva dell'originale in bianco e nero. È importante notare alcuni dati sul cast tecnico. La fotografia è di J. Roy Hunt (insieme al tecnico Eddie Linden e Vernor Walker per gli effetti fotografici). Il capo del comparto tecnico è Willis O'Brien che nel 1933 aveva realizzato "King Kong" con lo stesso regista e produttore. A questi si unisce Harry Redmond per gli effetti speciali e Byron Crabbe (artista noto per i sistemi di matte/glass painting), e Walter Elliott per gli effetti speciali sonori.
Video completo al link. Per consultare gli adattamenti o riferimenti indiretti al romanzo di Bulwer Lytton si veda la raccolta e la storia "Gli ultimi giorni di Pompei". Per approfondire l'eruzione storica del 79 d.C. a cui rimandano tali produzioni si veda "Vesuvio 79". Di seguito alcuni esempi....