Documentario (co-prodotto da RAI e INGV) che descrive in modo completo e dettagliato l'imponente eruzione dell'Etna del 2002-2003 a partire però dal confronto con le precedenti eruzioni storiche del vulcano (in particolare quelle del 1928, del 1991-1993, l'attività tra il 1993 e il 1997 e del 2001). All'interno di questo quadro si inserisce l'ampio sistema di attività scientifiche di monitoraggio, studio del vulcano e di protezione civile. L'opera è realizzata da Giovanni Tomarchio, noto documentarista e giornalista, che ha dato vita ad altre produzioni per l'emittente televisiva accompagnate dalla storica voce di Cladio Capone. La sua produzione si distingue soprattutto, come segnalato in altri documenti, per l'agentività quasi come personaggi dati ai contrasti o alle sinergie fra gli elementi naturali e antropici (inclusi i media e le tecnologie della visione. Inoltre, in modo simile rispetto ad altre produzioni di Tomarchio l'attività del vulcano è inserita all'interno di un contesto più ampio (storico, sociale, culturale e ambientale). L'animazione di soggetti non umani porta all'uso e alla stimolazione di un linguaggio e di immagini sensoriali. Questi tratti sono ridotti in questa produzione dando più spazio, probablmente per la collaborazione scientifica alla sua creazione e la complessità dell'arco temporale, a maggiori dettagli sul piano ricostruttivo e tecnico, che si avvale però anche delle immagini prodotte in quest'ambito. La co-autorialità dell'opera si lega pertanto anche al contributo per il progetto scientifico ad Alessandro Bonaccorso, che ha curato i testi insieme a Giovanni Tomarchio e alla consulenza di Marco Neri.
Il titolo rimanda all'insieme dei fenomeni del'leruzione del 2002-2003, la cui complessità è tale da far ritenere questa fase come un''eruzione perfetta'. Per l'approfondimento delle dinamiche e altri documenti correlati di tutte le eruzioni citate si vedano le relative raccolte a partire dagli esempi contenuti di seguito.
Per favorire la ricerca semantica e la consultazione del documento si riporta di seguito una trascrizione commentata del filmato in close reading.
Il documentario si apre con un excursus intorno alle varie tipologie di eruzioni sull'Etna. Fra i fenomeni vulcanici citati vi sono: la propagazione di fratture eruttive, la formazione di spettacolari coni piroclastici, l'attività esplosivala ricaduta di cenere, le minacciose colate di lava lungo i fianchi del vulcano, le vistose deformazioni del suolo e la marcata sismicità. Nella prima sequenza, dopo la visione dell'atmosfera, della luna e delle prime immaigni in eruzione del vulcano, con sonoro in presa diretta, dal dettaglio delle attività esplosive a panoramiche del vulcano innevato e in attività esplosiva, la voce fuori campo commenta: «Natura viva, esuberante, in continua trasformazione. L'incessante avvicendarsi di straordinari fenomeni. Un vulcano attivo, l'elemento geologico che certamente più di ogni altro mostra quanto il pianeta che ci ospita sia straripante di vita in costante evoluzione. È l'Etna».
Un'animazione illustra e spiega l'attività eruttiva centrale dell'Etna. Il commento precisa che «Alle quote più alte il vulcano manifesta con maggiore frequenza il proprio carattere. L'attività eruttiva sommitale raramente desta rilevanti preoccupazioni per chi vive alle falde del vulcano. Si tratta infatti di eventi caratterizzati soprattutto da esplosioni, spesso molto spettacolari e da colate che dai crateri si espandono per pochi chilometri senza mai raggiungere le zone abitate». Un'altra animazione mostra lo sviluppo delle colate sommitali degli ultimi 300 anni.
Dall'area sommitale, si passa alla pericolosità delle eruzioni laterali, esposte tramite immagini di repertorio. «Profonde fratture si propagano nelle sue pendici dando vita a bocche eruttive a quote più basse e con il diminuire della quota di emissione della lava aumentano le probabilità che le colate laviche generate possano raggiungere e distruggere i territori urbanizzati». Anche qui un'animazione rende visibile la sequenza temporale delle eruzioni laterali avvenute fra il 1595 e il 2005. Fra queste, «Nel 1928 le lave radono al suolo il paese di Mascali. In un passato più recente, altre effusioni laviche si spingono fino a quote basse e danneggiano infrastrutture turistiche, ricoprono aree coltivate e casolari fino a rappresentare una seria minaccia per i numerosi centri abitati. Ai fenomeni eruttivi si aggiungono nell'area etnea i terremoti, spesso legati a parossismi del vulcano. Sono inserite qui immagini di repertorio. Talvolta «i terremoti che accompagnano l'apertura delle fratture eruttive causano distruzione e morte».
Viene rievocata l'eruzione del 1991-1993 con immagini relative. «L'ultima parte del XX secolo è stata caratterizzata da un periodo di vivace attività eruttiva che culmina con l'eruzione del 1991-93. Un evento dalla complessa dinamica, ricordato anche per l'elevato sviluppo di gallerie di scorrimento lavico. Una rete sotterranea di tunnel creata dal fisiologico raffreddamento delle parti più esterne della colata stessa: una corazza termoisolante che protegge l'ardente scorrere del fuso interno, permettendo alla lava di viaggiare per lunghi tratti mantenendo elevate temperature e fluidità. Ed è proprio questa fenomenologia la principale causa che consente [allora] l'estensione del campo lavico fino alle porte di Zafferana Etnea. Incurante di morfologie ostili, la massa lavica supera valli, seppellisce frutteti, distrugge alcune case rurali fino ad affacciarsi minacciosamente sul paese. La popolazione è fortemente preoccupata. Interviene lo Stato (la musica qui e il ritmo diventano più serrati). Scende in campo la Protezione Civile. Si riunisce la Commissione Grandi Rischi. Prende corpo un articolato piano di intervento: ostacolare con terrapieni l'avanzamento dei fronti lavici e interromperne l'alimentazione in prossimità delle bocche effusive, dove la totalità della lava scorre ingrottata in un unico condotto. Il difficile intervento nell'alta valle del Bove dà il risultato atteso. La colata viene deviata dal suo canale naturale in direzione di quello artificiale appositamente predisposto. Di riflesso si osserva l'arresto dei fronti lavici più avanzati e l'intero quadro eruttivo torna alle fasi iniziali. Ma di quei primi giorni l'eruzione di sicuro non ha più la stessa spinta. Zafferana etnea non corre più alcun pericolo. Mentre l'Etna emette un'enorme quantità di magma, circa 250 milioni di metri cubi, il sistema di alimentazione superficiale si svuota e il vulcano si contrae, come peraltro indicano le misure geodetiche terrestri e satellitari, segno evidente di una forte diminuzione delle tensioni interne all'apparato». In queste ultime immagini è presentata l'animazione delle misurazioni e le grafiche realizzate.
Il ritmo torna a farsi più disteso e vengono ripercorsi gli anni dal 1993 al 1997, anche qui con animazioni, immagini scientifiche di tomografia geodetiche e immagini di repertorio. «Si chiude un ciclo eruttivo e il vulcano sente il bisogno di prendersi una pausa, riposare. Ma già dal 1994 inizia una fase di graduale marcata ricarica che negli anni successivi determinerà un eccezionale rigonfiamento dell'intero edificio vulcanico. Nel 1995 anche il magma riemerge in superficie attraverso attività stromboliane progressivamente sempre più intense che avvengono da due dei quattro crateri sommitali, la Boccanova e il cratere di Nord-Est. Nel novembre del 1996 si riattiva anche il cratere di Sud-Est e nel 1997 è la voragine a mostrare segni di rinnovata vitalità. La sismicità degli anni Novanta e la tomografia sismica fotografano lo stress interno legato ai terremoti e mostrano chiaramente gli effetti dell'accumulo di nuovo magma in una zona di stoccaggio intermedio. In risposta all'accumulo interno di stress, l'edificio in superficie si espande costantemente, come mostrano gli spostamenti al suolo rilevati dalle misure geodetiche satellitari. Si arriva così alla fine del secondo millennio, scandita da un'incredibile serie di parossismi, oltre 120 fontane di lava tra il 1995 e il 2001, prova di straordinaria potenza e di ineguagliabile bellezza».
Si passa all'eruzione del 2001, che viene così introdotto e mostrato: «Ma qualcosa di nuovo, anzi d'antico, volteggia nell'aria, inquietanti nuvole di cenere e con esse disagi, danni, frequenti momenti di emergenza. L'intensa attività esplosiva determina infatti la formazione di colonne di cenere e lapilli che si elevano nell'atmosfera fin oltre 10 km d'altezza. Quando la cupa sospensione ricade al suolo, rende l'aria quasi irrespirabile, causa danni alle coltivazioni, intralcia la circolazione stradale e in taluni casi paralizza il traffico aereo. Per questi fenomeni parossistici, che fortunatamente durano solo alcune decine di minuti, si alternano consistenti effusioni laviche dal Cratere di Sud est e dalla Bocca Nuova. Ma questo tipo di attività, più che una calamità, diventa invece motivo di forte richiamo turistico. L'insieme dei fenomeni eruttivi e deformativi di questi anni mostra però che il sistema vulcanico è carico, maturo, pronto per sfociare nelle eruzioni spettacolari e per certi versi drammatiche che si verificheranno nell'immediato futuro». Il ritmo torna a farsi teso. «Siamo nell'aprile del 2001. Intensi sciami sismici scuotono il versante Sud occidentale. È il magma che spinge. Per farsi strada, frattura la roccia sovrastante generando continui terremoti. Cresce lo stato d'allerta. I ricercatori della sezione di Catania dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia segnalano l'inequivocabile evoluzione dei fatti ai responsabili della protezione civile. Il 12 luglio il vulcano rompe gli indugi. Inizia una frenetica e incessante crisi sismica. L'attenzione sale al massimo livello. Nei giorni successivi gli esperti dell'INGV illustrano al prefetto di Catania e ai responsabili della Protezione Civile la natura degli eventi in corso e l'incombente scenario previsto, un'eruzione sul fianco meridionale del vulcano (qui si mostrano le tipologie di immagini scientifiche adottate). La notte del 16 luglio una decisa impennata del segnale sismico annuncia la risalita finale della massa magmatica e la mattina del 17 luglio il segmento più alto del campo di fratture alla base del cratere di Sud Est cede all'incontenibile spinta del magma, si spacca, dà vita ad una nuova eruzione sul fianco meridionale dell'Etna. Tra il 17 e il 19 luglio le fratture scendono fino a quota 2100 e si aprono ben sette differenti bocche eruttive (è inserita una ricostruzione a livello grafico). Successivamente la propagazione delle fratture si arresta. Come risulta altresì chiaro dalla misura delle deformazioni del suolo (operatori usano le strumentazioni qui)». Un'animazione mostra la simulazione dei flussi lavici in blu ottenuta attraverso modelli fisico matatematici, mentre in rosso si osserva il percorso reale seguito dalla lava nelle settimane successive. Le simulazioni dell'espansione del campo lavico confermano un quadro relativamente tranquillizzante. «Le lave (prosegue) non avrebbero capacità di avanzamento tali da rappresentare una seria minaccia per i centri abitati maggiormente esposti, in particolare per Nicolosi, il paese più vicino ai fronti lavici attivi. Le osservazioni strutturali e vulcanologiche (qui si aggiungono le riprese aeree e poi un'animazione) evidenziano inoltre che ci si trova di fronte a un'eruzione caratterizzata da due distinti sistemi di alimentazione del magma sostanzialmente indipendenti. Le bocche eruttive alle quote più elevate attingono direttamente dal condotto centrale del vulcano. Emettono lave già degassate, accompagnate pertanto da modeste fasi esplosive. Le bocche più basse invece sono alimentate da un condotto eccentrico, cioè indipendente da quello centrale. Eruttano un magma che nella risalita non ha avuto la possibilità di liberare gradualmente le fasi gassose. Conseguentemente da queste bocche emerge un magma differente, più ricco in gas, che innesca attività esplosive di elevata energia accompagnate dalla formazione di alte colonne di cenere. Diversamente dalla fenomenologia esplosiva che ha caratterizzato in modo impulsivo l'attività del 2000, adesso la durata delle fontane di lava persiste più a lungo». Qui si alternano immagini dell'eruzione e delle distruzioni, con una musica tragica, lenta mentre la voce fuori campo si arresta un po'. In un passaggio si mostrano gli effetti sui territori intorno. «L'emissione di dense nuvole di cenere si protrae per intere giornate ed è quindi motivo di ben più gravi interferenze con le principali rotte aeree, condizionando pesantemente l'attività del vicino aeroporto internazionale di Catania. Anche la vita di tutti i giorni della popolazione risente fortemente della copiosa ricaduta di cenere che copre e si insinua dappertutto. È un fenomeno inaspettato, quantomeno in tali proporzioni, che causa ingenti danni ed è fonte di notevoli disagi fisici e psicologici. Il 9 agosto, dopo 24 giorni di intensa attività, l'eruzione termina e con essa ha fine quel senso di inquietudine misto a cenere che per settimane ha pervaso tutto e tutti».
La sezione successiva comincia a narrare l'eruzione del 2002-2003 che viene legata alla precedente e se ne descrivono le prime fasi. «Ma più che di una fine, per gli esperti piuttosto si ha l'aria di una tregua. I conti non tornano. Di fatto appare decisamente scarsa l'energia dissipata durante l'eruzione. Le stime di risalita e accumulo di magma tra il 1994 e il 2001 fanno ritenere che il vulcano abbia ancora molta energia da spendere. Non si osserva inoltre (qui vengono mostrate le animazioni 3D) alcuna diminuzione di volume dell'apparato. Le deformazioni non rientrano, anzi evidenziano un ulteriore rigonfiamento e una diffusa sismicità interessa l'intera area. A destare ulteriori sospetti è la modesta emissione di anidride solforosa, valori chiaramente anomali (è mostrato il grafico), come se il vulcano avesse il respiro trattenuto. (il ritmo torna a farsi teso) Improvvisamente, nella notte del 26 ottobre del 2002, il magma spacca il tetto di rocce posto al di sopra della zona di stoccaggio più superficiale. Penetra con estrema violenza il fianco meridionale del vulcano e rapidamente risale lungo lo stesso percorso seguito e indebolito nella precedente eruzione del 2001. Questa volta la sismicità associata all'intrusione del magma (viene mostrato il grafico) si manifesta solamente poche ore prima dell'inizio dell'eruzione. L'ascesa è velocissima. Allerta e allarme hanno tempi eccezionalmente ravvicinati». Vengono presentati i primi interventi, insieme all'evoluzione dell'eruzione e le cause dei terremoti. «La situazione è affrontata dallo staff dell'INGV con determinazione e prontezza, procedure ben collaudate, efficaci e funzionali. Sin dalle prime battute per i vulcanologi, l'insieme dei fenomeni presenta peculiarità scientifiche tali da far ritenere l'evento un'eruzione perfetta. Sul versante meridionale la trama non si discosta dall'edizione 2001. La zona interessata dai fenomeni di fratturazione è la stessa dell'anno precedente. Identica appare subito la sorgente eccentrica (viene inserita un'animazione) che alimenta i violenti fenomeni esplosivi ed effusivi. Come nella scorsa eruzione, l'intensa fase parossistica dà vita ad alte colonne di cenere, ma stavolta è spaccato anche il versante settentrionale. Il campo di fratture si propaga veloce (altra animazione ricostruttiva) in un'area già battuta dal vulcano in tante precedenti circostanze, il cosiddetto Rift di Nord Est. In poche ore si formano decine di nuove bocche eruttive allineate. La mattina del 27 ottobre le lave rapidamente raggiungono e distruggono la stazione turistica di Pianoprovenzana (la voce fuori campo si arresta ancora una volta in occasione di distruzioni). Diverso appare invece lo stato delle deformazioni del suolo, i cui valori nel settore orientale sono più marcati rispetto a quelli del 2001. Per di più, violenti e superficiali sciami sismici scuotono il fianco ionico dell'Etna, fratturano il terreno, tagliano strade e case. Gli effetti sono la risposta a un complesso processo che mette in relazione eruzione, movimenti di fianco e terremoti. La spinta della frattura eruttiva sollecita il fianco orientale del vulcano che si muove verso il mare di decine di centimetri. Il suo movimento sollecita le strutture tettoniche di questo settore che quindi si muovono bruscamente generando i terremoti». Si inseriscono ancora riprese di misurazioni grafiche e poi una simulazione animata.
Vengono presentati, più in dettaglio, i successivi interventi. «L'INGV si mobilita, mette in campo tutte le risorse umane e tecnologiche, segue un approccio di tipo multidisciplinare che coinvolge geologi, vulcanologi, geofisici, ingegneri e tecnici (tutti ripresi per tipologie). Suddivisi in diversi gruppi e coordinati in un lavoro di squadra mirato alla comprensione del fenomeno in corso e alla stesura dei possibili scenari (si mostrano vari modelli di visualizzazione). I primi risultati sono immediatamente messi a disposizione della Protezione Civile che si attiva con prontezza. Il capo del Dipartimento, alla presenza del presidente dell'INGV riceve dalla sezione di Catania il quadro completo del fenomeno in atto. Si riunisce anche la Commissione Grandi rischi e le prime valutazioni si riveleranno sin da subito corrette e fondamentali per la comprensione del fenomeno e per la pianificazione delle azioni da intraprendere (sono mostrate rapidamente altre forme di visualizzazione). La drammaticità degli eventi e la rapidità con cui evolvono richiede lucidità e prontezza, organizzazione ed efficienza. Emergono subito diverse problematiche da affrontare tutte insieme con rigoroso metodo scientifico. Le quattro principali problematiche sono: propagazione delle fratture, terremoti, colate laviche, ricaduta di cenere (riassunti graficamente). Il primo aspetto di fondamentale importanza è rappresentato dall'estensione del campo di fratture. Più si propagano a quote basse, maggiore è la probabilità che le bocche eruttive si avvicinino alle zone abitate, aumentando così la pericolosità del fenomeno. Veloci, determinate, inarrestabili, le fratture della prima fase dell'eruzione si allungano per chilometri. Avanzano con incredibile velocità, anche 500 m l'ora. Ma già dopo il primo giorno di attività, l'analisi delle deformazioni del suolo, l'arresto delle variazioni clinometriche e la sismicità, che nel settore Nord orientale inizia a mostrare meccanismi focali in compressione, indicano che il fenomeno di fratturazione si è stabilizzato e nell'immediato non se ne ipotizza alcuna recrudescenza (sono mostrate altre simulazioni). Tuttavia, le eccezionali deformazioni dell'intero fianco orientale del vulcano mantengono alta la guardia su eventuali assai temuti rilasci di energia, i terremoti». Come temuto, arrivano delle scosse. «Non passa molto, la Terra trema (si simula il terremoto con l'animazione che ne segnala la propagazione nell'area del vulcano), colpisce duro e in più riprese. Nella tarda mattinata del 29 ottobre 2002 una successione di eventi sismici con picchi di magnitudo 4.4 colpisce la fascia orientale del vulcano (la musica è tensiva). Altri forti eventi seguiranno nelle settimane successive. Scosse di energia fuori dagli standard etnei, ipocentri particolarmente superficiali. Le aree interessate dai sismi restano pertanto limitate, ma i danni causati, per fortuna solamente materiali, si presentano rilevanti. I disagi smisurati (si aggiunge un'ulteriore nota di drammaticità alla musica e la voce fuori campo ancora una volta si arresta di fronte ai disastri che colpiscono le popolazioni). I ricercatori dell'INGV producono le prime mappe di danno (mostrate mentre le dispongono sui tavoli), consentendo alla protezione civile di circoscrivere le aree interessate e predisporre gli interventi, anche legislativi, in favore delle popolazioni colpite».
Il documentario esemplifica visivamente la ricostruzione degli scenari e le azioni di protezione civile o rassicurazione. «Un'altra problematica dell'eruzione in corso è rappresentata dalla pressante richiesta (si mostrano le conferenze) di precise indicazioni sui probabili sviluppi del campo lavico: quale rischio corre il paese di Linguaglossa di essere raggiunto dalla colata lavica? Viene prontamente calcolato il tasso di effusione alle bocche eruttive e simulati i percorsi più probabili per i flussi lavici? Si comprende subito che il centro abitato non corre alcun rischio di invasione lavica. Le simulazioni (3D) prospettano correttamente flussi con espansione e distanze contenute. Dopo le ostilità delle prime ore, nel corso delle quali le lave aggrediscono e sommergono il polo turistico di Piano Provenzana, le colate ricevono alimentazione soltanto per pochi giorni ancora, arrecando danno quasi unicamente al patrimonio boschivo. Sul fianco meridionale le simulazioni (mostrate con ricostruzioni 3D) mettono in evidenza due principali direttrici di propagazione verso Sud e in direzione Sud-Ovest. In entrambi i casi però le colate laviche raggiungono una lunghezza massima di 4-5 km e le proiezioni indicano chiaramente che i paesi sottostanti non sono minacciati da reali pericoli. Valutazioni esatte (ovvero altre simulazioni 3D), trovano puntuali conferme permettendo di circoscrivere subito il problema, di smorzare le tensioni e di modulare al meglio gli interventi di protezione civile. Un esempio concreto di quanta valenza sociale rivesta in tali situazioni la ricerca scientifica (una donna osserva dei grafici sezionali di misurazione)».
Il filmato prosegue con gli eventi che interessarono l'area intorno al Rifugio Sapienza ponendo l'accento anche sulla mediatizzazione dell'evento. «Ancora una volta nel mirino delle colate laviche la stazione turistica Etna Sud, ancora una volta riflettori accesi (sono riprese le conferenze) sul teatro eruttivo del fianco meridionale del vulcano. In un clima di effettive preoccupazioni, ma anche di forti pressioni mediatiche ed emotive, i ricercatori dell'INGV eseguono quotidiane ispezioni del campo lavico per avere costantemente il polso della situazione. Vengono inoltre effettuati frequenti sorvoli (ripresi) per monitorare l'area con rilevamenti termici in grado di evidenziare con estrema precisione l'estensione e le dinamiche dei flussi lavici. Il sorvolo con telecamera termica allerta che un braccio di lava si spinge verso la stazione di partenza della funivia dell'Etna e sul rifugio Sapienza. Le tempestive simulazioni di propagazione del flusso (mostrate in primo piano da uno schermo INGV) ne indicano le sinistre intenzioni e il percorso più probabile. Sulla base della documentazione fornita dall'INGV (se ne mostra un esempio visivo su schermo), gli esperti della Protezione Civile progettano e realizzano un articolato sistema di argini in terra per modificare il corso naturale della colata». Si osservano gli interventi nell'area minacciata del Rifugio Sapienza con le ruspe. «L'intervento, frutto di specifiche professionalità, ma anche di imprescindibili sinergie, ha buon esito. La colata viene deviata e le due strutture, storica icona del polo turistico Etna Sud sono salve». La narrazione si sofferma ora sulla prosecuzione dell'attività esplosiva con la ricaduta di cenere e sui suoi effetti, tornando alle immagini in campo ravvicinato delle esplosioni dell'Etna e poi panoramiche. «Non accenna però a concedere alcuna mediazione la violenta fenomenologia esplosiva che sin dall'inizio caratterizza l'attività delle bocche eruttive dell'alto versante meridionale. Fin dai primi momenti l'INGV prospetta che il fenomeno perdurerà a lungo. Il pennacchio di cenere, esaurito il processo di risalita convettiva, resta in balia dei venti e sospinto viaggia anche per centinaia di chilometri, talvolta raggiungendo le coste dell'Africa settentrionale e delle isole greche (qui è presente una simulazione). I problemi sono gravi a causa della cenere che ininterrottamente per tre mesi ricade copiosa su larghe fasce dell'interland etneo (vengono riprese varie immagini dell'area), determinando pesanti contraccolpi all'economia di vaste zone della Sicilia orientale. Diventano davvero insostenibili le ricorrenti conseguenze che la vigorosa emissione di cenere ha sulla sicurezza dei voli e sul regolare regime operativo degli aeroporti di Catania e persino di Reggio Calabria che provoca interruzioni e in qualche caso il blocco totale del traffico aereo. I pesanti riflessi dei fenomeni esplosivi ed effusivi sulla vita di tutti i giorni della popolazione impegnano con costanza l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Catania in un rigoroso monitoraggio dell'eruzione. Un metodo di studio che si avvale, oltre che dell'insostituibile presenza sul campo dei ricercatori, anche della sorveglianza del teatro eruttivo attraverso una rete di telecamere fisse (riprese) che inviano ininterrottamente immagini alla sala operativa dell'ente. Le fluttuazioni del tremore vulcanico, il rilievo remoto dell'anidride solforosa liberata nell'atmosfera e il campionamento dei prodotti eruttati forniscono agli esperti dell'INGV una serie di parametri utili per caratterizzare con precisione lo stato dell'attività esplosiva ed effusiva (vengono mostrate immagini delle sezioni microscopiche dei materiali)».
Un passaggio del filmato si sofferma ancora una volta sulle forme di comunicazione. «I dati acquisiti sono trasmessi al Dipartimento di Protezione Civile e successivamente divulgati via internet attraverso apposite pagine web, un aspetto fondamentale per la diffusione di notizie scientificamente corrette e per regolare i rapporti con i mezzi di informazione. Importante anello di congiunzione tra il mondo scientifico e la popolazione. Un tentativo, tra l'altro, per arginare speculazioni e inutili allarmismi, costantemente in agguato in occasione di eventi naturali come quelli in corso».
L'evento eruttivo si conclude e si fanno delle valutazioni critiche. «Dopo tre mesi di violenti fenomeni eruttivi e deformativi, l'eruzione termina il 28 gennaio 2003. Sono stati emessi circa 40 milioni di metri cubi di lave e almeno altrettanti sotto forma di cenere e lapilli. L'eruzione si presenta pertanto come uno degli eventi più esplosivi degli ultimi secoli. Ha causato distruzione al patrimonio urbanistico e boschivo. Ha recato danni rilevanti alle attività turistiche e commerciali. I terremoti hanno colpito pesantemente quasi tutti i comuni del versante orientale dell'Etna».
Ma si propongono anche alcuni spunti stimolati dall'esperienza. «Allo stesso tempo l'eruzione ha ancora una volta fornito ulteriori formidabili spunti di riflessione per i ricercatori che hanno verificato la capacità di riconoscere e valutare correttamente le variazioni dello stato di attività del vulcano, calibrando sistemi di monitoraggio sempre più sofisticati e affidabili. Una preziosa opportunità per affinare e consolidare quello spirito di cooperazione con le strutture preposte a compiti di protezione civile che assume carattere primario quando in gioco c'è la sicurezza della collettività.
Il filmato chiudeva con un rilancio per i tempi a venire. «È questa la vera sfida per il futuro, approfondire ulteriormente le conoscenze scientifiche in un laboratorio naturale da sempre eccezionale, qual è l'Etna (qui le immagini vanno agli esperimenti di Haroun Tazieff, ripresi in alcuni film e poi nei laboratori contemporanei). Fornire precisi elementi per un'esatta valutazione degli scenari attesi. dare efficace supporto a una intelligente pianificazione del territorio, rispettosa di un ambiente tanto straordinario quanto potenzialmente pericoloso»....