Catastrophes of Southern Italy. Photogénie and Remediation of Natural Disasters
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Itinerario Etna

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ERUZIONI
Il cortometraggio a colori è un viaggio che attraversa l'ambiente del vulcano.
Il filmato prende il via, nelle intestazioni, con l'uso di un modellino vulcanico animato da un effetto pirotecnico per simulare l'eruzione. Tramite un altro effetto speciale è riprodotta una colata lavica notturna. Nella prima sequenza il regista riprende panoramicamente l'Etna innevato dalla piana di Catania (un topos ricorrente). All'interno del quadro vedutista si muove in primo piano un uomo a piedi con un carretto. La voce fuori campo nota: «Noi siamo già sull'Etna perché il suo dominio è vasto e antico e si stende alle basse pendici a tutta una corona di paesi ridenti in mezzo a fitte coltivazioni». Vengono allora ripresi uomini e donne al lavoro sul terreno reso fertile dalla lava, adagiati su «crateri spenti». In dettaglio sono poi mostrate le vegetazioni e i giardini di zagara delle arance.
La sequenza successiva presenta le industrie dei tappeti di Mascalucia e i pittori-artigiani dei carretti siciliani, le lavorazioni delle terrecotte e dei tamburelli i cui colori si agganciano alle feste di paese (se ne mostra una) e alle produzioni cartonate dei cantastorie. Uno di questi è ripreso duranta una performance in piazza. Le immagini riprendono ora, in una sequenza che passa dal ritmo scanzonato precedente a un tema più lento e serio, l'attività delle emissioni e delle esplosioni sommitali del vulcano. La voce fuori campo ricorda: «Come una sparatoria festiva, l'Etna è sempre là sovrastante, che si ama o si dimentica, ma è lei a farsi ricordare di tanto in tanto. Non c'è paese alle pendici dell'Etna che non sia raggiungibile o sia stato raggiunto dalla lava. Ricordi di secoli, o di anni, o di mesi».
I frammenti successivi si focalizzano sulle aree medio-basse che includono l'area della sciara, nome «pittoresco e sinistro della lava raffreddata», «le cui sterminate solitudini» raccontano «la vicenda dell'Etna e la sorte degli uomini nati nel suo cerchio». E il commento prosegue: «il segno del fuoco che le diede impeto fatale è nell'assoluta sterilità, non un filo d'erba. Sotto quanti metri rimasero piante fruttifere e case abbandonate?». In dettaglio però la camera riprende una pianta di ginestra che nasce dalla sciara, «una strana cristallizzazione di verde, arida anch'essa», e si osserva come l'acqua sia riuscita a trovare anch'essa una via: «Grazie all'acqua anche la lava, l'inerzia della morte, conoscerà la primavera». I nuovi campi, ripresi in panoramica, si stagliano sul territorio in cui sono stati eretti a protezione dei muretti a secco. Alcuni uomini sono ripresi in campo medio al lavoro per questo. Il montaggio segue con il lavoro nelle cave di sciara, partendo da una panoramica che dall'Etna muove lo sguardo delle spettatore in verticale al loro interno. Qui sono filmati gli uomini al lavoro. Il sonoro riproduce ritmicamente il martellamento della sciara. La conversione del senso della fatica e della durezza del materiale è reso evidente anche dal commento verbale: «La lava, sterilità bruta e crudele, può diventare anche ricchezza dei poveri che significa nella maggior parte dei casi povero sostentamento. Comunque le cave di lava sono una risorsa per i paesi dell'Etna. Questi uomini che si piegano per pochi soldi a un lavoro durissimo e pericoloso, fisicamente segnati sui visi e nelle espressioni, sembrano aver accettato con una specie di inerzia morale un destino a cui non si fugge e che dopotutto bisogna anche ringraziare. Si prepara il foro da mina. La sciara ha anche questa di maledizione, che non si sa mai da quale parte si rompa e precipiti. Tonnellate di materiale, il 'raccolto' (parola incredibile) è stato buono». La sezione si chiude con le esplosioni e le estrazioni riuscite. «La lava è pietra che rompe le braccia» ma da queste cave derivano le basole e pietre per edificare strade e case. Alcune immagini le mostrano mentre la voce fuori campo commenta sarcasticamente: «Il vulcano vuol farsi perdonare».
La parte seguente si sofferma soprattutto sulla possibilità ora di percorrere le strade che salgono sull'Etna con macchine, autobus e moto su fino ad alta quota «solcando i suoi fianchi, fino all'autostrada che avrebbe voluto addomesticare il mitico gigante e in quel che poteva ci è anche riuscita». Durante la risalita si inquadrano e si parla dei muretti ai lati della strada ben squadrati che passano in mezzo alla sciara bruta «testimone di cataclismi secolari, di un'immanenza senza tempo». La musica qui è lieve.
Giunti in cima, come sottolinea la voice over, cade il «silenzio improvviso». Per raggiungere la sommità si usa ora la funivia, raccontata con immagini in soggettiva del viaggio al suo interno. L'area dei crateri centrali è ricca di neve alternandosi ad aree di colate laviche raffreddate (topos ricorrente). Poco sotto l'area dei crateri in cima vi è un osservatorio che si «affaccia quasi all'orlo». Mentre si riprendono alcuni scalatori a piedi in campo medio e poi lunghissimo, passando poi tra fumarole e bordi craterici, il narratore conclude: «bello che per spingersi più in là si debba ritrovare la dimensione umana, affaticarsi con le proprie forze, vedere dall'alto della propria statura, l'uomo a confronto con la natura quasi nell'atto del suo plasmarsi». Ma «Il paesaggio è cambiato tante volte e domani potremmo non riconoscerlo più. Questo è l'Etna – ricorda – non quale si vede di lontano, pur splendido, attraente come un miraggio: il monte sofferto da generazioni di uomini, vivente di sè, del suo affannoso respiro». Le immagini finali chiudono sul paesaggio descritto in dettaglio, senza la presenza dell'uomo davanti alla camera.
L'attività del vulcano a cui si riferisce il filmato potrebbe riguardare qualche episodio minoritario nel 1960. Fonte completa del filmato al link. Per un confronto con i fenomeni dello stesso anno e altri documenti si veda la raccolta "Etna 1960", a partire dagli esempi di seguito....
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