Catastrophes of Southern Italy. Photogénie and Remediation of Natural Disasters
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La tragedia dell'Etna

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ERUZIONI
Il corto documentario a colori, realizzato su pellicola italiana Ferraniacolor, si riferisce all'attività dell'Etna fra il 25 novembre 1950 e il 2 dicembre 1951.
Il documento si apre con un canto popolare siciliano eseguito dai "Cantierini Etnei dell'ENAL di Catania", inciso dal regista Ugo Saitta. Il filmato è adattato sonoramente da Raffaele Gervasio con il commento di Guido Notari.
Si tratta di un'opera prodotta dalla Incom. La strutturazione è molto curata e l'alternanza di elementi di fiction e riprese dal vero danno vita a un racconto stratificato.
Le prime immagini del film si aprono panoramicamente sulla vegetazione intorno all'Etna, caratterizzata a basse e medie quote dai fichi d'india e da arbusti brulli salendo sui suoi pendii. Vengono ripresi con delle panoramiche gli ammassi e le lastre di lava solidificata. «I suoi fianchi – commenta la voce fuori campo – sono una bruna scultura che racconta furori e malattie del gigante. Lentamente sugli orli della infiammazione si rifà la pelle. La terra vegetativa torna a ricoprire i neri ossami, consolidatisi dopo le eruzioni. Il paesaggio si presenta come un enorme bollore solidificato». Il commento informa che vi sarebbero 262 sorgenti eruttive che si allineano talvolta in file di coni.
A ogni eruzione i boschi si incendiano ma ogni volta, nota la voice over, essi tornano a rinascere segnando il «fresco assalto della vita».
Le cronache riportano 90 eruzioni nella storia ma secondo il narratore potrebbero essere di più, se ne contavano 18 nell'Ottocento.
«Anche a metà del Novecento un boato improvviso scuote il sonno del monte e mentre si apre una nuova bocca eruttiva, i picchi, le lastre di vecchie eruzioni si mettono a tremare». Si nota qui l'emergere di una prima terminologia scientifica anche in produzioni più legate al racconto di singoli eventi.
La pellicola tenta di riprodurre sonoramente e visivamente, tramite il movimento della camera, l'effetto del tremolio per le vibrazioni del terreno. La voce fuori campo si interrompe e lascia spazio al fluire dell'eruzione. Dense colonne di emissioni si levano dalle bocche del vulcano. Le immagini seguono da vicino (grazie anche agli obiettivi più potenti) la fuoriuscita del magma incandescente, il canale di lava, definito come un 'fiume', scende lungo i fianchi del vulcano (incalzato dalla musica e dagli effetti sonori, che potrebbero essere stati ripresi dal vero e montati) e ne vengono mostrati dettagli ed emissioni che offuscano l'orizzonte.
Alcuni uomini del posto (scene predisposte dal regista) si affacciano su un dirupo per osservare l'attività. La lava brucia gli sterpi e i cespugli nei quali si imbatte.
Una famiglia posa per il fotografo sullo sfondo della colata. Sebbene realizzata attraverso una sequenza di posa, la pratica doveva essere abituale.
I contadini abbattono gli alberi e li trasportano con gli animali.
Un gruppo di fedeli prega davanti alla lava. Si ode qui per la prima volta per i filmati italiani il sonoro delle voci, di cui però ipotizziamo che potrebbe essere stato ricreato in studio o registratiodal vero e poi montato. È più probabile però la prima ipotesi per l'artificiosità e la pulizia del suono.
Un sacerdote alza in alto il calice durante la celebrazione di una messa direttamente nell'ambiente della sciara e in prossimità della nuova colata.
Sterpaglie e vegetazione sono abbattuti da agglomerati di lava incandescente. Donne con il capo coperto e uomini con basco assistono impotenti alla loro distruzione attraverso un montaggio parallelo che si ripete visivamente e sonoramente riproducendo il distaccamento di parti della lava in raffreddamento. Vengono inquadrati in primissimo piano bambini (di una fra questi si ode il mugolio ma si sente la sua innaturalità, anche qui probabilmente generato in studio). In primo piano vengono catturati anche i volti afflitti di adulti presenti di fronte all'eruzione. Un sacerdote benedice il bosco in fiamme e alcune croci di legno bruciano.
Di fronte alla catastrofe gli uomini reagiscono scavando con la vanga, trasportando la legna a cavallo mentre il magma continua la sua discesa.
Giunge la notte e osserviamo la lava incandescente e i focolai di incendio.
A giorno, l'immagine dell'Etna innevato viene ripresa dall'alto. Le distese della colata lavica che emettono gas sono in via di raffreddamento. L'eruzione va avanti da mesi, riprende la voce fuori campo, per cui è ormai inutile contare anche i bracci lavici che si sono aperti.
«I rami degli alberi sono stecchiti», sulle parole del commento anche le immagini si spostano su questi 'soggetti'. La loro agonia diventa «patetica»: «nessun inverno li aveva mai ischeletriti così. I fusti hanno veduto morire i loro fratelli. Il fuoco si è fermato ai loro piedi ma la morte li ha segnati irrimediabilmente». Ma il commento si rivolge a un uomo che cammina fra questi, per il quale la legna avrebbe rappresentato una buona risorsa per riscaldarsi ma ormai lo stesso non ha più un camino né casa. La persona, anziana, cammina con una coperta sulle spalle verso i resti di una casa.
«Mentre il terrore continua a sgorgare fuori dal fondo della terra – riprende la voce fuori campo – gli uomini tornano a levare la loro voce». Riprende qui il canto popolare. Le immagini successive mostrano giovani e anziani contadini siciliani che prima osservano il vulcano e poi scuotono i rami degli alberi per consentirgli di poter ridare vita alle proprie gemme. Il narratore commenta: «Fragili atleti della vita di fronte agli informi strepiti della natura, gli uomini vanno con i loro arnesi a riconciliarsi con il domani. Anche dalle gocciole del Sudore può spiegarsi un arcobaleno (viene ripreso realmente). Questa gente ha portato di fronte alle sciare del fuoco le vergini e i santi, le donne hanno detto le litanie ma gli uomini sanno che chi lavora prega».
Il filmato si chiude con la speranza della rinascita della vita, della rigenerazione nella fatica, sebbene con una nota di genere che sembra spostare la capacità proattiva solo sugli uomini e lasciare alle donne la dimensione spirituale.

Video e fonte completa al link. Per una descrizione generale del fenomeno e i documenti si veda la raccolta "Etna 1950", a partire dagli esempi di seguito....
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