Catastrophes of Southern Italy. Photogénie and Remediation of Natural Disasters
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La sciara

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ERUZIONI
Il corto documentario a colori, probabilmente in Technicolor e formato Cinemascope, è una delle opere più elaborate intorno all'Etna e al tema della sciara, termine popolare che indica la lava raffreddata. La materia e l'ambiente diventano un motivo per rivedere la sua origine ma soprattutto per testimoniare le forme di riappropriazione nel territorio. È possibile esplorare il tema attraverso una ricerca semantica fra i documenti.
Nella parte iniziale il film mostra un autobus e un'automobile con una panoramica mentre percorrono una strada che sale verso l'Etna, definito come uno «dei maggiori vulcani della terra [che] si inarca con morbidi e lunghi fianchi per adattarsi alla curva dell'azzurro». Le sequenze successive attraversano per questo il versante della costa jonica, riprendendo la vista panoramica del vulcano da Taormina e Giardini Naxos con l'Isola Bella. Pindaro, ricorda mitologicamente la voce fuori campo, definì non a caso l'Etna come «colonna del cielo». Un turista fotografa, dall'alto di una strada panoramica, questo versante della costa siciliana. Il tratto ripreso è caratterizzato verso il mare da un'alta scogliera formata dalla lava.
I frammenti successivi si concentrano con delle panoramiche orizzontali sul litorale catanese di Ognina. La voice over inizia qui la specificazione della storia della sciara: «Figlia dell'Etna è la lava. La 'sciara' come la chiamano i siciliani». Essa «attorno al suo terribile creatore ha eretto una ciclopica cintura di scogliere a difenderlo dal mare dal quale è nato». Il montaggio fra immagini e commento esalta il contrasto tra il nero della lava e la solarità dell'ambiente marino: «Tanto è splendido e azzurro il mare, quanto la sciara è nera e tormentata, visione di una lotta secolare fra il bene e il male». Sono aggiunte vedute delle case costruite sulla sciara, affacciate sullo specchio d'acqua.
Si passa poi attraverso il montaggio al dettaglio di un canale di lava incandescente che scorre giù rapidamente dall'Etna. La sciara si produce così come un «vitreo mare di fuoco che si pietrifica nei secoli in un compito dannato di vita e di morte».
Si torna visivamente alle formazioni vulcaniche che emergono al largo di Acicastello e Acitrezza formando delle insenature e delle grotte. La voice over rimarca qui che «Gli uomini non fuggono. Sull'infida materia vivono, costruiscono case. L'uomo studia la sciara».
È introdotto a questa altezza un 'personaggio': Maurizio, allievo dell'Istituto di Vulcanologia di Catania, che «chiede alla ricerca di svelare il mistero che si cela nella materia». Egli martella la sciara per prelevare dei campioni.
Ma quel giorno è distratto da una «bionda serena», Marion (la seconda protagonista del film), che nuota dopo essersi tuffata da una barca. Questa si avvicina e sale sullo scoglio lavico tramite il suo aiuto e, come una 'viaggiatrice che vuole acquisire conoscenze', ricorda il narratore, stringe subito amicizia con lui. Un primo piano mostra i due ragazzi intenti a osservare i materiali prelevati.
In sella a una motociclo, filmati in campo lungo, iniziano il loro «breve viaggio nel favoloso mondo della sciara».
Giungono ad Aci Castello. Si affacciano da una ringhiera mostrando in prospettiva il litorale con le case affacciate a loro volta sul mare. La voice over racconta che questi luoghi sono chiamati come «i balconi sull'Etna». Mentre i due scendono sulla base del castello a livello del mare, calpestando la dura materia di cui è composta, la voice over crea uno scarto più universale: «L'uomo ha voluto riprendersi una rivincita di tenacia e operosità sulla distruzione».
I due personaggi riprendono il viaggio osservando Aci Trezza in sella alla vespa. In quell'area «Verga vi ha impostato la vicenda dei Malavoglia. Qui sul mare si ergono i faraglioni nati dall'acqua prima che sorgesse il Mongibello, un segno premonitore della corrusca montagna in pietra». I due giovani saltellano poi sugli scogli lavici impervi sul mare, ammirandoli.
Dopo una panoramica dell'area vegetativa più bassa intorno all'Etna, si mostra e narra come rispetto al carattere deserto della sciara vi sia «a contrasto la vegetazione opulenta dei Monti Rossi». I due rilievi coprono, informa il commento, la «strada della terribile eruzione a metà del Seicento che distrusse sette paesi, sfiorò la città di Catania e si spense nel mare».
Le sequenze successive esplorano attraverso panoramiche e dettagli sulla sciara l'area della provincia catanese. Nell'area si muovono, talvolta scalando alcuni passi, i due giovani, ma è sempre il ragazzo ad additare qualcosa all'altra. Essi osservano i nuovi palazzi in costruzione in mezzo alla sciara. Giungono poi nell'area di Paternò da cui ammirano il santuario da lontano. La voce fuori campo ricorda per queste aree che «nella valanga pietrificata tenaci gli uomini hanno edificato più belle le loro case e hanno eretto spettante il santuario di Paternò a chiedere protezione».
Nella sequenza successiva Maurizio e Marion conducono gli spettatori verso la visione del lavoro di alcuni operai in una cava di sciara, con l'estrazione di alcuni grossi blocchi di lava, «levigata come marmo su cui è stata edificata Catania».
Per questo il soggetto delle riprese successive si focalizza su Catania. Sempre in vespa i due protagonisti passano sotto l'arco del Fortino: «la monumentale porta Garibaldi [che] vede un gioco di strisce bianche e nere». Attraversano le strade del centro, formate anch'esse della materia «liscia e compatta fino a giungere presso il Duomo, nella piazza centrale, che «poggia su basi colossali con materiale fornito da eruzioni di secoli». Dalla fontana essi indicano il Liotru, elafante simbolo della città, scolpito anch'esso in «nera sciara». Mentre si riprende il teatro lavico greco-romano a Piazza Stesicoro dall'alto e oò èaòazzp pggo sede dell'Archivio di Storia Patria di fronte, la voce fuori campo rinvia l'immaginario verso i «ricami del barocco [che] ammorbidiscono la stretta della sciara».
Tutte le chiese della periferia di Catania, infine, partendo da quella che si affaccia su PIazza Stesicoro, sono anch'esse innalzate su blocchi lavici. «Alcune ormai rovinate dal tempo avevano frontoni e capitelli di sciara: è la preghiera dell'uomo contro il flagello tremendo che colpisce a tradimento».
Fra le ultime costruzioni nella città etnea, sono filmati il tribunale di Catania a Piazza Verga: il commento non manca di notare che «anche i palazzi più moderni hanno il colore della sciara, in un ciclo di secoli che si prolunga ancora nel tempo».
In una sala dell'Istituto di vulcanologia di Catania un professore, allievo del maestro Gustavo Cumìn, tiene una lezione di vulcanologia ai due ragazzi con un plastico dell'Etna su cui scorre la sua bacchetta, intento a spiegare la conformazione dell'edificio vulcanico e il meccanismo delle sue eruzioni. La musica qui tenta di accennare a un principio di tensione con una rievocazione storica: «Da quel conetto eruttivo di Monte Gemellaro nell'86 uscì tremendo un fiume di magma e fu distruzione e morte».
Dalla simulazione dell'eruzione, il montaggio ci porta sul suolo vulcanico ricoperto da licheni e poi di vegetazione. E la voce fuori campo afferma che «la lava diventa anche vita. Con il passare dei secoli la sciara si trasforma in terra». I fiori dell'Etna hanno «colori accesi, quasi li ravvivasse il fuoco sotto». Marion è chinata, fra questi, toccandoli. La voice over nel frattempo continua: «Le radici, in lenta opera, scassano la roccia lavica, cercano la linfa vitale». Sono ripresi in successione come un'esemplificazione il fico d'india, il pistacchio, il mandorlo, il ciliegio e il limone in una zona ai piedi del vulcano. Si registra allora un passggio di torno: «La sciara diventa pane e dà lavoro». «È come lo svolgersi di un tema musicale, in un maesosto crescendo fino alla sinfonia meravigliosa di quei vigneti che l'uomo ha battezzato 'oro dell'Etna'». Non a caso la musica accenna un carattere esaltante.
Presso la villa Bellini di Catania, Maurizio e Marion si godono una pausa e «sembrano scordare il fascinoso mistero di quel colosso ma a rendere vivi i fiori della villa è sempre la terra nera, la sciara». Camminano per il parco mentre alcuni giardinieri sistemano i fiori delle aiuole. Ma, verso la fine, la ragazza «vuol vedere nascere questa diabolica materia, distruggitrice e creatrice a un tempo. Vuol salire la sù».
Scortata su un cavallo, la donna è accompagnata da Maurizio e da una guida verso la cima dell'Etna. Mentre la musica torna a risuonare con un carattere cupo a ritmo, fino a riprodurre il suono dell'esplosione del vulcano poi, la voce fuori campo commenta: «Lapilli e scorie scrocchiano sotto gli scarponi degli uomini e gli zoccoli del mulo. Brullo, arso, arido è il cammino. Non un goccio d'acqua bevuto dal monte in una sete paurosa».
Giungono sulla vetta, dopo cinque ore di arrampicata. Ne è valsa la pena, sottolinea il narratore, «per ammirare lo splendore di questa imcomparabile visione». I due vengono ripresi di spalle a osservare il cono del vulcano da cui fuoriescono delle emissioni. La catastrofe si costruisce oralmente: «Il terreno sbuffante zolfo denuncia il tormentoso impastarsi della lava nel corso dei secoli. Infida la superficie... D'improvviso potrebbe aprirsi un pericoloso squarcio, inghiottirli, richiudersi. Quanti studiosi, turisti, curiosi sono scomparsi così!». La musica si fa sempre più grave e rimbombante rispetto alla riproduzione visiva del vulcano. E la voce fuori campo conclude: «Pare di essere tornati in questo scenario ai tempi del caos quando la terra in un tormento mitico cercava volto e vita».
Dal terreno emergono delle emissioni di gas mentre i due si siedono su una roccia e ammirano il paesaggio vulcanico. L'esplorazione del terreno prosegue. In un tratto scoprono il ghiacchio sotto «il fuoco che arde perenne, quasi una mano che volesse fermare quel strapotere diabolico che pareva mirasse a bruciare l'azzurro, invece limpido e sereno è il cielo che sovrasta questo monte minaccioso». Mentre camminano sulla 'cresta fumante', il commento chiude il filmato chiude ciclicamente, dicendo: «dopo morte e distruzione la sciara dà pane e vita nell'eterna legge del bene e del male»....
Sicilia
Aci Castello, Aci Trezza, Catania, Paternò, Taormina
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