Nel film di finzione a colori "Storia di una capinera" (1993) di Franco Zeffirelli, il legame con le eruzioni è di natura scenografica, simbolica e storica, data l'ambientazione delle vicende ai piedi dell'Etna. Si tratta di un adattamento dall'omonimo romanzo di Giovanni Verga del 1871.
La vicenda è ambientata a Catania e nei paesi etnei durante la metà dell'Ottocento. Maria, la ragazza protagonista, ama fortemente, contraccambiata, il giovane Nino, ma non può sposarlo perchè è già stato promesso alla sua sorellastra. Sarà costretta dalla matrigna a farsi monaca.
Il vulcano in attività appare in una prima ripresa panoramica vedutista all'arrivo di Maria in una villa, primo segnale per lei della percezione della differenza tra il mondo e la vita in convento, al di là dell'incanto e dello spettacolo espresso da altre personagge.
L'esplorazione delle proprie sensazioni e dell'affetto per Nino si concretizza proprio nella gita intorno alla sciara del vulcano (l'ambiente formato dalle colate raffreddate, molto arido se non per radi arbusti). Maria ne rimane in estasi per poi sentire il bisogno di toccare con mano la vegetazione della ginestra, che sorge in mezzo al panorama desertico. In questo contesto, la differenza di genere tra Nino e Maria è evidente. I due personaggi manifestano una abilità diversa di camminata su un suolo accidentato come quello lavico: mentre il ragazzo parla sicuro della necessità di dimostrare le proprie capacità lavorative, l'altra cade e ha bisogno di un supporto continuo. La dinamica si era già manifestata quando le aveva sfiorato il braccio in segno di accompagnamento continuo. Si tratta di un motivo ricorrente anche in altri film.
Anche nel momento dell'invito all'esplorazione dei crateri, luogo definito pericoloso ma da vivere almeno una volta nella vita per la sua spettacolarità, Maria abbassa lo sguardo a terra, ed è solo dopo il consenso maschile di un uomo più grande che accetta con entusiasmo l'avventura.
Giunti sul cratere, la musica è lenta ed enfatica. Maria si libera dell'accompagnamento per mano (fra le tante pratiche emancipatorie delle donne nei film in condizioni simili) e si stende per la prima volta a contatto diretto con la cenere dei crateri, in attività per mezzo di emissioni di gas. Per Maria il 'miracolo' del panorama è la conferma dell'esistenza di Dio. Le manifestazioni gassose sono l'aggancio anche per il racconto per sviluppare un parallelo con la dimensione spirituale nel mondo rispetto alle persone scomparse, che continuano a vivere come presenze sfumate. Le cugine di Maria manifestano invece insofferenza lungo il viaggio e al rientro per la salita sull'Etna.
Il vulcano, in un campo totale, apparirà in una transizione ambientale dopo la prima tentazione più forte di Maria. Ma in realtà sembra che ci sia in questo passaggio un parallelo importante tra l'invocazione divina e il vulcano stesso....