Nel mediometraggio francese a colori, con sonoro in presa diretta e sonorizzazioni, la voce fuori campo informa, mentre si mostrano attività di esplorazione e costruzioni per lo spazio, che l'Ufficio nazionale degli studi e delle ricerche aerospaziali del Paese (O.N.E.R.A., Office National d'Ètudes et de Recherches Aèrospatiales) ha scelto di cooperare fra i progetti di ricerca di interesse nazionale, con ricadute anche in altri ambiti, a uno studio vulcanologico per il lavoro sulle alte temperature per mettere alla prova i propri metodi di misurazione. Il documentario segue la missione scientifica sull’Etna del 1968 mostrando, tra riprese spettacolari dell’attività eruttiva e sequenze di laboratorio, il lavoro degli studiosi impegnati a misurare temperature, gas e flussi termici con strumenti innovativi (comprese camere e fotografie) per comprendere la dinamica delle eruzioni e migliorarne la previsione.
Il filmato, dopo il prologo e i titoli di testa, si apre con uno spostamento d'ambientazione sull'Etna dove viene ripresa l'area sommitale. La missione è realizzata, informa la voce fuori campo francecse, nel settembre 1968. Dell'equipe specializzata fa parte Joseph Taillet, direttore di fisica a l'O.N.E.R.A., con un laboratorio di elettronica e fisica applicata. Essa si inquadra all'interno anche dell'azione specifica del CNRS, sotto la direzione di Haroun Tazieff. Il programma si inscrive nel lavoro intrapreso da una dozzina d'anni per misurare i parametri fisico-chimici dell'eruzione vulcanica nei suoi aspetti dinamici.
Il vulcanolgoo mostra in un laboratorio alla lavagna l'idea alla base che è data dalla misurazione in vari punti delle differenze di emissione e temperatura dei gas in superficie, motori dell'eruzione dalle profondità del magma in fusione, che presenta una densità superiore alle rocce superficiali. La sequenza successiva informa gli spettatori di alcune indicazioni generali, accompagnate dalle immagini dell'area sommitale del vulcano: sulla sua altezza, sulle eruzioni storiche e sulle ricadute per le colture e gli abitati della regione. La squadra scarica i materiali utili alla missione trasportati con dei camioncini, per essere poi portati a piedi nella parte più alta. Alcuni degli operatori indossano già degli elmetti e delle tute protettive. La missione ha inizio e si dedica a una bocca superficiale nell'area Nord-est. È la 'giovane' Bocca Nuova, nata in quell'anno, priva di un edificio conico. La stessa è presente in film coevi di Pier Paolo Pasolini. Come nei film del regista italiano, Tazieff descrive l'apertura come «Una bocca ruggente e urlante». Qui viene installata una stazione di misurazione provvisoria in prossimità della stessa.
In laboratorio, un fisico spiega che il lavoro consiste nel prendere una 'canna' (un'asta) e avvicinarla al cratere. Lì la temperatura è tale che bisogna adottare delle speciali combinazioni (viene inquadrata anche la tuta protettiva che presenta un visore rettangolare). Il montaggio riprende le immagini della Bocca Nuova dalla quale proviene una luce rossastra, quasi infernale. Si vedono i gas, di cui si sente il rumore. La ripresa ravvicinata e in soggettiva favorisce l'immedesimazione di spettatori e spettatrici durante l'operazione.
La sequenza successiva filma il lavoro di preparazione all'alba nella parte sommitale del vulcano da cui si vedono le nubi più in basso, per l'alta quota. Dopo la vestizione, gli scienziati si avvicinano alla bocca. Si adotta anche una sorta di scudo metallico per proteggersi dall'andamento delle emissioni irregolari. Le misurazioni, come precisa la voce fuori campo, non devono avvenire nè troppo in aria nè troppo in profondità e vengono svolte di giorno e di notte. Le immagini successive, dal tramonto, riprendono infatti il lavoro notturno in cui si scorge appena il profilo degli operatori contro le esplosioni e le emissioni rossastre. La musica qui si accentua, si intensifica e si fa sinistra marcando il corpo a corpo.
Trascorsa la notte, le immagini si concentrano sull'attività incessante della Bocca Nuova sullo sfondo dell'accampamento scientifico e sulle emissioni e le fratture del terreno con un nuovo picco sonoro. Gli scienziati appongono degli strumenti a spirale quasi sull'orlo.
Tornati cone le immagini in laboratorio, si esplorano le aste di rilevazione. È stata usata una lega di rame-nichel proveniente dall'industria chimica per resistere alle corrosioni. Con questi strumenti si cattura il flusso termico attraverso un tubo agganciato all'estremita con la forma di collare. All'interno si trovano due termocoppie, destinate a misurare le elevazioni della temperatura e di conseguenza del flusso. Ne viene illustrata un'altra tipologia: una barra cilindrica metallica, anche questa dotata di due termpocoppie. Viene esposta in dettaglio tramite le spiegazioni della sezione formata da due cilindri coassiali che proteggono la misurazione dalle radiazioni esterne.
Nella sequenza successiva riprendono i rilevamenti intorno alla Bocca Nuova che continua anche in pieno giorno a mostrare il suo fondo (invisibile) infernale e a sbuffare (i suoni sono in presa diretta). Dalla stessa fuoriescono scorie incandescenti. La giacca di uno degli operatori si brucia in un punto e viene mostrato il dettaglio. In laboratorio, Tazieff e altri discutono della moltiplicazione degli approcci rispetto ai problemi, pensando per esempio all'uso di immagini e camere a infrarossi che possono dare una 'rappresentazione panoramica del fenomeno'. Viene illustrato nello specifico il funzionamento di una camera, dotata di un radiometro con un pulsante sensibile fino a 55 micron, a patto che il liquido usato venga raffreddato. Il radiometro è posto davanti all'apertura di un obiettivo, trattato in maniera speciale per la raccolta e registrazione dei dati tramite un apparecchio abbinato. Alcune riprese vengono effettuate con una camera televisiva a infrarossi. Questa è assemblata come una classica ma è equipaggiata con un mirino speciale raffreddato. L'obiettivo è trattato per una banda da 2 a 8 micron. Il segnale video però è amplificato e applicato a un ricettore televisivo classico. Vengono mostrate le immagini che ne derivano che evidenziano, con una sorta di fiamma rossa su fondo nero corrispondente alle emissioni, le variazione di volume delle zone più calde (uguali o superiori a 150 gradi centigradi) dell'emissione del gas, l'evoluzione delle colonne e i loro gradienti di temperatura. Contemporaneamente le immagini del vulcano sono registrate su una pellicola pancromatica classica che fa leva sulla luce visibile.
La sequenza successiva mostra con una panoramica tilt la formazione dei piccoli crateri secondari nelle aree di lava raffreddata che formano, solidificandosi, edifici conici. Queste strutture vengono chiamte 'hornitos' e rappresentano, come spiega Tazieff, delle aree predilette per la rilevazione delle emissioni di gas. Gli hornitos (termine spagnolo che significa "piccolo forno") sono formazioni coniche o a colonna o camino, composte da frammenti di lava saldati tra loro, che si formano sopra la crosta di una colata lavica attiva quando la pressione idrostatica o l'accumulo di gas sotto la superficie indurita di una colata spinge la lava fusa attraverso una frattura della crosta. Dopo i dettagli, vengono introdotte le immagini derivate da una camera speciale equipaggiata in modo da registrare la combustione di particolari metalli introdotti negli hornitos a intervalli regolari nel flusso del gas. In laboratorio si mostrano degli scatti fotografici, in cui si sottolinea che, fotografando il cratere con dei tempi d'esposizione conosciuti, sulla pellicola si impressionano dei particolari delle tracce che formano dei piccoli vettori, di cui è possibile poi determinare la lunghezza. Così come è possibile usare anche la camera filmica a frequenze elevate, misurando gli sbuffi (se ne mostra l'esempio visivo). In laboratorio sono sintetizzati due grafici che mostrano la comparazione dell'andamento delle temperature e delle emissioni de gas. Tazieff ne sottolinea l'interesse nel mettere in mostra la variabilità dei diversi parametri dell'attività eruttiva a differenti costanti di tempo. Nel momento dello sbuffo vi è un picco di temperatura e di calore e parallelamente si evidenziano le onde del flusso delle raffiche secondo dei massimali di altezza e di aspirazione. Anche i risultati della camera infrarossi tramite grafici mostra la successione degli sbuffi dalla base alla sommità della colonna del gas. Queste immagini hanno consentito di realizzare anche una mappa termocartografica della zona che mostra le aree sub parallele più calde del normale capaci di superare i 425 gradi centigradi. di aprire e liberare passaggi tra le lave incandescenti e la lava in fusione.
Le immagini tornano come in apertura sull'Etna. Ricorre ancora la visione dall'area sommitale verso le nubi in basso. Mentre si registra la lava fra il tramonto e la notte, Tazieff conclude ricordando come le operazioni sul vulcano della missione si siano rivelate fondamentali sia sul piano scientifico che su quello umano per lo studio della previsione delle eruzioni e per la 'mise en place' di dispositivi di sorveglianza. Le immagini si chiudono con una silhouette degli operatori con delle camere e sullo sfondo la lava di notte incandescente.
Video e fonte completa al link. Per consultare i fenomeni di quell'anno e altri documenti si veda la raccolta "Etna 1968", a partire dagli esempi di seguito....