Catastrophes of Southern Italy. Photogénie and Remediation of Natural Disasters
Caos Logo
RaccolteCreatori
About
OutputArchivio
Indietro

Il vulcano e l'uomo

Media 1
Media 2
Media 3
Media 4
Media 5
Media 6
Media 7
Media 8
Media 9
Media 10
Media 11
Data opera
Data fenomeno
Editori
N/A
Produttori
ERUZIONI
Il cortometraggio documentario a colori diretto da Giorgio Disis con la consulenza scientifica di Bartolomuci utilizza disegni, tavole e modellini animati realizzati dalla Nikh Film e musiche originali di Ezio Carabella. Adotta quindi un approccio animato per portare spettatori e spettatrici alla conoscenza dell'Etna, della cultura che ruota intorno alla sua attività (compreso il sostrato mitologico) e l'adattamento degli uomini alla sua azione.
In apertura, inquadrando un modellino che ricostruisce la sua forma 'conica', si ricorda che l'Etna si colloca sulle sponde Nord orientali della Sicilia in cui si eleva la sua «massa imponente». Si rammenda che si tratta di «uno dei maggiori vulcani attivi della Terra». Fornendo i dati della sua base (di circa 212 chilometri, «poco meno di quanti ne corrono fra Palermo e Messina») si fa riferimento al fatto che è stato un «Gigantesco faro naturale per i navigatori». Mentre le immagini mostrano il vulcano panoramicamente dall'area di Taormina, la voce fuori campo prosegue: «Sul cielo incide il suo profilo quella che gli arabi chiamano la montagna ardente, origine insieme di lutti e di speranze, poderosa protettrice e minaccia perpetua della terra siciliana».
Attraverso l'animazione di grafiche su disegni viene illustrata la variazione storica della sua altezza. Alle sequenze dedicate alla natura del territorio vulcanico dalla città messinese fino alle coste di Acitrezza e poi su fin all'area sommitale, si sovrappone la spiegazione mitologica per cui: «Migliaia d'anni fa in una grotta del monte alloggiava il ciclope Polifemo, un tipo scontroso che intendeva cibarsi del vagabondo Ulisse. Ma Ulisse, voi lo sapete, non fu dello stesso parere e gli guastò un occhio, proprio l'unico occhio disponibile. La vetta culmina nel fumante cratere, là nel vortice di fuoco cinto di neve. Là dove vita è una parola vana. Erano, dicono i poeti: la dimora e la fucina dello sfortunato consorte di Venere, Vulcano, lo sciancato che preparava i fulmini per Messer Giove».
La sequenza successiva ricrea, animando dei disegni, la risalita del magma, informando che rispetto all'origine dei fenomeni vulcanici: «Secondo le ipotesi più accreditate, sotto la crosta terrestre si stende una zona di fusione ad alta temperatura, 2000 gradi centigradi. Lì tutti i minerali si trovano allo stato liquido o aeriforme. Ad oggi però non si conoscono le vere cause che determinano le eruzioni del magma, cioè di quelle materie fuse. Sui fianchi del vulcano corrono, coperte dalle colate laviche, numerose gallerie di svuotamento (animate nel filmato), dentro le quali spesso si incanala il magma con notevole potenza espansiva. Progredendo in quei sotterranei, la lava, quando viene a contatto con terreno umido, provoca nuove esplosioni. Si formano così dei cumuli craterici, detti coni avventizzi, la cui attività esplosiva cessa quando termina l'efflusso del magma. Il pendio lavico, punteggiato da tanti piccoli crateri, si protende fino al mare (sono ricostruiti anche questi)».
L'area di Aci Trezza invece viene così descritta: «Circonfuso d'azzurro, vi è un gruppo di scogli, originatosi, afferma la scienza, dal deposito del materiale lavico. Ma secondo la leggenda, quei prismi basaltici furono lanciati dal gigantesco Polifemo contro Ulisse, che gli sfuggiva irridento. Gli antichi veneravano l'Etna quale dio del fuoco, e ne temevano l'implacabile furia, perché molte furono nei secoli le sue eruzioni».
L'ultima parte del filmato si sofferma sull'azione dell'uomo inquadrando: dapprima l'attività degli spacca pietre ad alta quota che caricano i massi su un camion; poi i terrazzamenti realizzati con il materiale vulcanico; i lavoratori agricoli con i vari livelli vegetativi dell'Etna realizzati tramite l'animazione; e il riuso del materiale lavico nelle città a partire da Catania con il Castello Ursino, la scultura del Liotru (l'elefantino simbolo), la Chiesa di Sant'Agata e il Fortino fino al Duomo di Randazzo.
Nella sequenza successiva si ricordano le eruzioni storiche: «Dalle più esiziali per le campagne e per i villaggi circostanti, quelle del 140 e del 43 avanti Cristo, e via via nell'era volgare parecchie altre, tra cui quella del 1669, che investì rovinosamente la stessa Catania». Sul modellino vengono ricostruite le relative colate nere (raffreddate).
Il lavoro delle comunità locali dopo le catastrofi è così descritto mentre si mostrano immagini animate corrispondenti ai vari livelli: «sorprende e commuove, il popolo della regione ha costruito muri e ripiani, che alimentati spesso dalla cenere lavica, rendono produttive vastissime superfici di terra, prima implacabilmente aride. Così, nella zona più bassa, fino ai 500 metri, vengono coltivati gli agrumi, e vi si sviluppano rigogliose vegetazioni subtropicali. Nella zona temperata, fino ai 1300 metri, alberi fruttiferi di molte varietà e un'uva che fa pensare ai frutti della terra promessa. Infine, ai 2100 metri, la terza zona, quella dei boschi. Dopo si apre la terra magra, deserta. Contro il colosso granitico, l'uomo testardo oppone la sua volontà, e dalla lava, emersa come elemento di distruzione, fa un ottimo materiale costruttivo. [...] Quasi trasformata dal lavoro dell'uomo, la lava coopera alle realizzazioni di architetture, di ponti, di pavimentazioni stradali, e fino anche di forme statuarie, come il liotru, l'elefantino che la poesia vernacolare catanese scelse a suo protagonista».
La parte finale si chiude con il modellino finto ricostruito e con la ripresa da Taormina in cui la colonna vista nella prima sequenza assume un nuovo significato: «Così, il vulcano, generatore di morte, pare, nella sua maestà, essere orgoglioso di questa espansione di vita. Il vulcano cantato da Pindaro, nell'epinicio a Ierone, colonna perduta nell'azzurro, etna nevosa, assidua madre di argenteo gelo...».
Video e fonte completa al link....
Sicilia
Aci Trezza, Catania, Randazzo, Taormina
Loading map...

Nelle stesse aree

Fenomeni simili