Il film sperimentale trae ispirazione dal romanzo "Le donne di Messina" (1949) di Elio Vittorini. L'opera di Straub-Huillet ha al centro una comunità di operai e contadini che, dopo la Seconda Guerra Mondiale, tenta di fondare una società collettiva in un villaggio di montagna distrutto dalla guerra. Vorrebbero ripristinare la città dalle macerie e ricominciare con una nuova vita, sul modello delle donne di Messina che hanno ricostruito la loro città. Oscillando tra rispetto e sospetto, la coesistenza tra i membri del gruppo è tesa. Gli intenti si complicano quando un inviato del governo gli ricorda che nulla appartiene a loro. L'opera si concentra sul legame tra natura e resistenza umana. La lotta non è solo politica ma anche contro un ambiente ostile e la miseria. Nel cinema di Straub-Huillet, i contesti naturali in cui si inseriscono i suoi personaggi in riprese per lo più statiche in termini di inquadratura, sono filmati in modo da conferire agli stessi un carattere quasi sacrale o comunque con una validità centrale e non mero sfondo. Più che un disastro improvviso, il film esplora la fine dell'utopia marxista di fronte alle leggi del nuovo sistema capitalista, rappresentato come una forza inesorabile. I fenomeni naturali e umani che investono lo scenario si intrecciano quindi per mezzo dello spazio del film in cui l'uomo deve faticosamente ricostruire la propria identità dopo il disastro della guerra....