"Dove vanno i vecchi dèi che il mondo ignora" è un'opera documentaristica e sperimentale che esplora il rapporto metafisico con la natura selvaggia e vulcanica dell'Etna. Il film ripercorre la scalata dell'Etna tentata da uno scrittore francese nel 1835, suddividendo la narrazione in tre aree: la regione inferiore, la regione del fuoco (dove la minaccia e la potenza del vulcano sono esplicite) e la regione deserta. La produzione indaga le tracce dei miti legate al vulcano e la stratificazione nel tempo della materia vulcanica. Questa sostanza è narrata attraverso il riuso di numerosi riferimenti ad altre risorse artistiche, letterarie e filosofiche. La drammaturgia del film è composta attraverso immagini e suoni ripresi dal vero. Il paesaggio lavico compone un viaggio interiore e contemplativo sulla resistenza della materia e la fragilità umana, facendo ricorso anche a messe in scena al suo interno di un uomo al tempo stesso primitivo e contemporaneo che ci porta dentro i meandri del vulcano. La componente auditiva e visiva è costituita anche dai prodotti delle strumentazioni scientifiche fra scanner, microscopi e camere laser (con la collaborazione dell'INGV e dell'Università di Catania) che interrogano il vulcano, ne osservano ogni movimento, bramano di penetrare i suoi segreti, e si trovano di fronte agli strati più remoti della materia. Tutta questa materia espressiva è restituita attraverso un montaggio poetico rimodellato più volte nei cinque anni di lavorazione che segna l'inserimento dell'opera all'interno della filmografia documentaria più elaborata del cinema del reale....