A differenza dei precedenti film di finzione "Il vangelo secondo Matteo" (1964) e "Teorema" (1968), in "Porcile" (1968) Pasolini inserisce delle manifestazioni vulcaniche esplicite dell'Etna, adottando comunque un approccio simbolico rispetto al setting, che funge da cornice per un passato indeterminato, in cui un giovane vagabondo vive sulla cima dell'Etna dopo aver ucciso suo padre. Inizia a mangiare animali e piante e diventa cannibale. Durante l'inseguimento con un avversario, si inizia ad avvertire in sottofondo il rumore dell'attività del vulcano. In una bocca quasi infernale (la Bocca Nuova, nell'area occidentale), getta la testa del cadavere. Raccoglierà intorno a sé dei fedeli, continuando a perpretare uccisioni su uccisioni e la bocca diventerà quasi un altare sacrificale. Verso la fine si avverte anche visivamente la simulazione di una fase parossistica pre-eruttiva, segnale profetico dell'imminente catastrofe. La seconda parte del film racconta un'altra storia ed è ambientato altrove. L'immagine dell'Etna torna insieme agli altri luoghi nel finale.
Per consultare maggiori informazioni sull'attività dell'Etna del 1968 e altri documenti si veda la raccolta "Etna 1968", a partire dagli esempi di seguito....