Il film del 1950, in bianco e nero, di Dieterle è stato prodotto dalla Panaria Film e intreccia con il precedente cortometraggio "Isole di cenere" (1947) diversi punti di contatto (si veda la descrizione dello stesso). Anna Magnani interpreta Maddalena, una donna che ritorna nella natia isola di Vulcano dopo parecchi anni, rimpatriata dalla Questura di Napoli, dove aveva esercitato il mestiere di prostituta.
Il confronto con la natura vulcanica è preannunciato dai titoli, che hanno un carattere geografico-culturale come nel precedente documentario "Isole di cenere". Qui il nome dell'attrice e del film si sovrappongono alla mappa del territorio su cui svetta il vulcano fumante.
Le iniziali riprese panoramiche, con la voce fuori campo che ricorda come siano «ossa di fuoco impastate di cenere». All'arrivo, con una apparizione ritardata che esalta la funzione divistica dell'attrice, appare subito evidente, la prosecuzione del legame tra le vicende della personaggia e l'ambiente vulcanico. Il percorso, che la porta vestita in maniera sfarzosa dalla spiaggia di cenere alla propria casa natia, e il contrasto con le donne vestite in abiti neri del luogo rivelano, anche attraverso il suolo accidentato e le cicatrici di vecchie eruzioni che rimangono ancora dopo molto tempo sui muri delle case, la realtà sociale dura, dominata storicamente dal vulcano nell'area.
Il film riusa riprese dal vero, soprattutto per le eruzioni del vulcano, che innestano una componente documentaria in un film a soggetto. Il vulcano si farà sentire con i suoi boati per la prima volta mentre Maddalena è a letto insonne perché tutti la evitano, non godendo di buona reputazione. Soltanto la sorella Maria, che aveva lasciato bambina, l'accoglie affettuosamente.
Quando nell'isola arriva Donato, un palombaro che fa la corte alla sorella, questa gradisce le sue premure malgrado i consigli di Maddalena che diffida di lui. Donato, infatti, è un tipo losco, che ha vari scontri con un altro malvivente.
Le malvessazioni della comunità sono tali da spingere Maddalena alla ricerca di pace sulla vetta del vulcano dove vive il 'guardiano', che reincontra dopo anni e che le annuncerà profeticamente che se qualcuno le vieta di entrare in chiesa 'Lui' (in questo caso il Dio-Vulcano) scenderà giù. La figura del guardiano, le sue camminate e il rapporto di conoscenza dell'ambiente e della comunità si legano al corto "Isole di cenere".
Per salvare la sorella, Maddalena ricorre a un mezzo estremo: si offre a Donato. Ma il sacrificio è inutile, perché Maria le si ribella, credendola in rapporto con l'uomo. Allora la protagonista decide di sopprimere Donato togliendogli l'aria mentre è immerso in mare. Nelle tasche del morto si trova poi la prova della sua intenzione di avviare Maria alla prostituzione.
Nel frattempo, quando si cerca Maddalena, scomparsa dopo il ritrovamento del cadavedere di Donato, un'eruzione sconvolge l'isola. Viene ricreata una scena con fumi, ceneri, in cui tutti fuggono tra le fiamme, compresi gli animali, dalla durata breve ma dal ritmo serrato. La rappresentazione poggia sulla ricostruzione di esplosioni e crolli molto realistici con la camera spesso fuori asse nelle angolazioni di ripresa e sull'uso di riprese dal vero sia del cratere che per l'arrivo di materiale vulcanico in mare. Qualcuno cade in una spaccatura (scena ricostruita facendo cadere un personaggio sotto il livello della camera). Dalla catastrofe riemerge Maddalena che dopo un ultimo bagliore infuocato sarà seppellita dall'eruzione.
La voce fuori campo alla fine riporterà tutto, su un tappeto di immagini panoramiche delle isole vulcaniche, alla ciclicità del tempo naturale. Altro elemento di connessione con i precedenti della Panaria.
Il film fu girato alle Eolie, a Vulcano e sull'isola di Salina nell'estate del 1949, in contemporanea al film di Roberto Rossellini "Stromboli terra di Dio" (1950). Le vicende dei due film rivali sono state ricostruite in vari volumi. Della troupe fece parte anche l'etnologo e fotografo Fosco Maraini.
Fonte originaria completa del film al link....