Catastrophes of Southern Italy. Photogénie and Remediation of Natural Disasters
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Isole di cenere

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ERUZIONI
L'opera documentaria è un film cruciale per lo sviluppo del film "Vulcano" (W. Dieterle, 1950), prodotto sempre dalla Panaria con Anna Magnani, in contrasto con "Stromboli terra di Dio" (1950) di Rossellini, che aveva collaborato con il gruppo.
L'inizio di "Isole di cenere", sul cui titolo compare il vulcano attivo, rimanda ai panorami delle isole eoliane presentate con lo stesso stile grafico e geografico anche dalle produzioni successive. Ma vi è anche una similitudine rispetto al commento iniziale con la voce fuori campo di "Vulcano": «Luccica il Tirreno, profondo ed azzurro, illuminando gli antri delle isole Lipari, isole che sono vulcani corrosi dal mare, ossa di sale».
«Nel cielo fra il fumo dei crateri – prosegue la voice over, mentre continuano le panoramiche sul territorio – si confonde l'isola detta per antonomasia 'Vulcano', tutta una landa deserta in cui il fuoco delle viscere terrestri sfugge da cento e cento fenditure incrostate». Si mostrano delle fumarole e delle emissioni dalle fratture del terreno.
Fra i pochi abitanti che «strappano con fatica alla natura quel poco che basti loro per tirare avanti» compaiono (mentre scalano il vulcano) un cacciatore e sua figlia che «fan tutt'uno col mondo mitologico dell'intorno: risalgono in silenzio le creste spazzate dal vento, creste altissime sui bracci di mare sui golfi e sui promontori delle isole vicine e lontane». Le aree sommitali sono riprese mentre emettono gas. Fra i due 'personaggi' solo qualche parola per indicare «la strada ancora lunga fino a valle, attraverso crateri vasti, lunari, deserti dove al fragore delle esplosioni d'età trascorse è succeduto il silenzio. Fumo e vapore ardenti sibilano sprigionandosi dall'entroterra». Qui le immagini alternano le riprese del terreno a panoramiche delle isole. I corpi umani tornano a essere ripresi in campo lunghissimo mentre si inerpicano o scendono ripidi pendii in cui «soltanto le proprie ombre seguono i due solitari tra i sassi più in basso». Le proiezioni dei profili dei personaggi sul terreno saranno riproposte in "Vulcano". Ma ascesa o discesa rispetto alla sommità vulcanica sono due topoi portanti in entrambi i successivi lungometraggi.
Il film prosegue raccontando la caccia dei due in un ambiente più in basso dove «la natura mitiga un poco la sua tagliente novità, ci sono alcune piante grasse, delle erbe, qualche arbusto ed è più facile scovare delle prede alla caccia».
Una volta scesi, sulla «petraia» (la spiaggia composta dalla cenere lavica informe), che «ribolle e si scuote ardente, terra impastata di fuoco tra le gialle rovine di montagne esplose», «nascono fauneschi amori». Mentre una ragazza fa cuocere delle uova, grazie al calore vulcanico della spiaggia, si fa avanti un ragazzo che le dedica della musica. «È un mondo umano e mitico insieme, tra le canne e le spine, lo zolfo ardente, il mare». Le relazioni amorose in rapporto al territorio, anche negli altri due film, saranno centrali.
La vicenda fra i due innamorati si chiude perché lo Stromboli esplode, all'estremo dell'arcipelago ed è così descritto: «Questa furibonda e fiammeggiante montagna! In alto orrore infernale del cratere. Lungo il mare, orrore lugubre nella città morta. La solitudine si esaspera, tutto qui è rovina e abbandono. La terra si scuote, gli abitanti sono fuggiti da molti anni, restano alcuni vecchi che passano le giornate in un sordo incubo tenebroso. Il rombo più forte e tutti guardano con paura in alto». Le immagini qui alternano il vulcano in eruzione e le riprese dell'abitato spettrale. Si vedano, rispetto a questo passo, le scene dell'arrivo di Maddalena (Anna Magnani) nel film "Vulcano" (1950) e le eruzioni nei due film.
Alla fine di questo cortometraggio compare l'osservatore del vulcano, che diventerà il guardiano nel film di Dieterle, punto di riferimento soprattutto della protagonista Maddalena, ma profondo conoscitore sia del territorio che della comunità. Qui egli sale con fatica al cratere con il vento fortissimo sulla cima, alta quasi mille metri tra le nebbie. «Conosce il suo mostro, testa gli umori e ne prevede le intenzioni. Ne parla come uno smisurato e tremendo essere vivente, dice oggi che lui è cattivo oppure che lui è buono, stamane, annota le vicende per gli studiosi lontani». Viene ripreso mentre sale sul vulcano, prende appunti e poi quando scende. Le sue inquadrature si alternano poi a immagini degli abitanti preoccupati e di animali, che ricorrono anche poi nei due film di finzione. Mentre si riprendono alcuni scorci del paese la voce fuori campo nota che gli abitanti «attendono ansiosamente il ritorno» del guardiano. Infatti, « [...] l'incubo sordo e perenne può venire momentaneamente lenito dalle parole dell'uomo ed egli corre sulla cenere sterile e nera per portare notizie rassicuranti».
Il corto documentario si conclude con una coppia che volgendosi al vulcano, tornato a uno stato di quiete, annuncia tramite la voce fuori campo che: «s'è ammansito! s'è ammansito!» e «la vita riprende il suo lento, fossile ritmo nell'isola di fuoco e cenere». Gli abitanti tornano al lavoro, in cammino fra gli spazi fisici e gli artefatti di natura vulcanica. Questa ciclicità, che investe anche i destini degli abitanti, sarà presente anche nell'impianto dei due film di finzione successivi.
Fonte originaria completa al link....
Sicilia
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