Informazioni sulla raccolta
Il disastro di Sarno, Quindici, Siano e Bracigliano avvenne tra il 5 e il 6 maggio 1998, quando una serie di colate rapide di fango e detriti si riversò dai versanti del Monte Pizzo d'Alvano sui centri abitati sottostanti, nelle province di Salerno e Avellino. L'innesco fu causato da piogge eccezionalmente persistenti che saturarono il terreno piroclastico, facendolo scivolare con violenza e rapidità verso valle, acquisendo la forza di un fiume in piena. Complessivamente, circa 2 milioni di metri cubi di materiale travolsero le zone pedemontane, distruggendo 178 case e danneggiandone oltre 450. Il bilancio finale fu di 160 vittime, delle quali 137 nella sola Sarno (in particolare nella frazione di Episcopio), rendendo l'evento il più grave disastro idrogeologico in Italia degli ultimi decenni, dopo il Vajont e Stava. Il disastro evidenziò le criticità dell’abusivismo edilizio e della mancanza di manutenzione dei versanti, portando all'emanazione del Decreto Sarno (Decreto Legge n. 180/1998) per ridefinire i criteri di prevenzione, perimetrazione delle aree a rischio e potenziamento dei sistemi di monitoraggio. L’emergenza fu gestita con il massimo sforzo, ma non mancarono polemiche sulla lentezza dei soccorsi iniziali e sulle mancate evacuazioni preventive. La memoria della tragedia resta oggi un simbolo della fragilità del territorio italiano e della necessità di politiche di difesa del suolo....