Questo documento è un estratto dal film documentario "La valigia di Signer" di Peter Liechti (1996) incentrato sul periodo stromboliano di “Singers Koffer” (il frammento è stato concesso al Museo del Cinema di Stromboli dalla vedova del regista dopo la sua morte nel 2011). La sezione del filmato racconta, attraverso un'intervista all'artista e alcune immagini, le performance e gli esperimenti a Stromboli dell’artista svizzero Roman Signer, protagonista di varie azioni artistiche dalle Alpi all’Islanda. Signer ha intrapreso la sua carriera artistica nella seconda metà degli anni Sessanta, dopo aver lavorato come disegnatore di architettura, apprendista tecnico radiofonico e, per un breve periodo, come tecnico in una fabbrica di pentole a pressione.
È noto soprattutto per aver definito un'idea di scultura legata al processo, alla trasformazione e al movimento. Ha creato installazioni sotto forma di performance sperimentali, quasi sempre solitarie, per le quali quali ha utilizzato oggetti di uso quotidiano (ombrelli, tavoli, stivali, contenitori, cappelli, biciclette) attivati dalla polvere da sparo o da forze naturali. Si tratta per lo più di riattivazioni di fenomeni legati a esplosioni e collisioni, che cercano di coinvolgere il pubblico a livello visivo ed emotivo, adottando un approccio empirico come sfida artistica.
Nel passo sono testimoniate anche alcune prove sull'isola vulcanica. L'azione dell'artista consisteva nel lancio di strisce di nastro rosso con dei lanciarazzi tentando di superare il cratere, perimetrando l'area sommitale tentando di attraversarla come un'eruzione nell'eruzione. Dalle riprese si può ammirare la distanza percorsa dai nastri lanciati dal performer. Attraverso la loro fluttuazione le bande entrano in contrasto con le emissioni .
Il nastro, come dichiarava in questa intervista Singer, poteva muoversi grazie al calore e poi rompersi. Anche in natura si può presentare un «errore», dichiarava. Si tratta di un «esperimento», un'«impresa disperata contro un colosso come quello» (sottinteso il vulcano), «puoi giocare e sperare che il gigante non si arrabbi... è l'unica cosa che puoi fare e spero che possa accettarmi senza farlo infuriare». Si noti la personalizzazione. Nel segmento è presente anche l'intervista a un pescatore abitante dell'isola, mai andato via. L'ex abitante dell'isola racconta l'impatto di un'esplosione che costrinse parte della comunità a lasciare l'isola per poi farvi ritorno.
Al rientro dall'esperimento Signer racconta della sensazione di saturazione della visione e dell'eccesso di percezione delle eruzioni, pur trovandosi per esempio ora in un ambiente totalmente orizzontale. Immagina in quel momento, per esempio, l'esplosione dello Strombolicchio, di fronte alla scena (uno scoglio di natura vulcanica in mare nell'area) con la sensazione quasi di saltare in aria.
Per vedere una performance corrispondente si veda anche "Stromboli" del 1993 di Rohner Stefan....