Il film documentario ricostruisce il rapporto tra il Vesuvio e la gente che popola le sue pendici attraverso le storie di tre persone. Maria gestisce un'azienda florovivaistica in una villa vesuviana. Matteo dipinge utilizzando la lava vulcanica. Yole, cantante neo-melodica, è devota al culto mariano. L'opera non descrive l'eruzione del Vesuvio solo come un evento geologico catastrofico, ma come una presenza costante e paradossale nella vita quotidiana dei residenti fra spettri e memoria. Emerge soprattutto il ruolo degli abitanti nel contesto fra accettazione del rischio e la visione antropica del Vulcano come un punto di riferimento fertile e potenzialmente distruttivo al tempo stesso.
Nel film sono presenti immagini di repertorio e varie fonti iconografiche locali riprese nei frammenti. Il rischio dell'eruzione è filtrato anche attraverso le parole di autori come Leopardi, Curzio Malaparte e Norman Lewis interpretate da attori come Toni Servillo e Fabrizio Gifuni, che muovono la narrazione cronachistica verso una riflessione filosofica sulla fragilità umana.
L'opera, per l'attenta costruzione narrativa, rientra all'interno della produzione definita come "cinema del reale"....