Il documentario si concentra sull'intensa attività eruttiva laterale dell'estate 2001, che ha minacciato le aree turistiche e le infrastrutture del versante Sud del vulcano. Tomarchio evidenzia come l'attività vulcanica sia spesso sottovalutata dall'uomo, nonostante i chiari segnali premonitori lanciati dal vulcano. Il video include riprese delle colate di lava, del cratere del Laghetto e degli interventi di emergenza per tentare di deviare i flussi. Prodotto da RAI Sicilia e presentato al Trento Film Festival, l'opera offre uno sguardo documentaristico sugli eventi geologici del luglio 2001. I fenomeni eruttivi del 2001 vanno dal 21 gennaio al 7 maggio, dal 9 maggio al 16 luglio presso il Cratere di Sud Est e poi dal 17 luglio al 9 agosto sul versante Sud Est e Nord Est con l'eruzione laterale oggetto prevalente di questo filmato che distrusse la funivia e parte dell'impianto sciistico e comportò la chiusura per diversi giorni dell'aeroporto a causa della cenere. Il filmato prende il via, drammaturgicamente, dalla rievocazione delle migliaia di rilevamenti sismografici dello sciame che precedette l'eruzione e delle fratture sul suolo a una quota definita inquietante.
Dal Cratere di Sud-Est, ha luogo una nuova eruzione che si dirige verso la Valle del Bove, scandita cronologicamente anche a livello orario nel filmato. Le immagini dell'attività, in parte esplosiva e in parte effusiva, sono accompagnate come in seguito da ricostruzioni grafiche. Si aprono altre fratture. Il canale lavico distrugge la strada che porta al rifugio Sapienza e i ristoranti intorno. Anche se l'abitato più vicino si trovava a sedici chilometri, «entra in azione la macchina della protezione civile». Si mobilitano anche i mezzi di comunicazione e informazione. Sull'Etna giungono testate televisive internazionali ma il rischio, commenta la voce fuori campo, è quello della «spettacolarizzazione, del sensazionalismo e cosa ancor più grave dell'allarmismo».
Intanto accade un incidente a un escursionista, espostosi troppo da vicino alla traiettoria dei materiali.
Nicolosi è il paese più minacciato (inquadrato a livello aereo). Viene costituita l'unità di crisi, si diramano comunicati stampa ufficiali e si realizzano riunioni operative per definire i piani di azione nelle zone interessate. Si forma un'altra frattura nella zona del Piano del Lago, che porta ad attività esplosive miste di ceneri, lapilli, gas e vapori per la presenza di falde d'acqua (da cui il nome di eruzioni freatico-magmatiche).
Gli esperti seguono sul campo, e tramite monitor di ricostruzione grafica, la molteplicità degli eventi eruttivi. Nel frattempo l'eruzione colpisce gli impianti sciistici, le stazioni della funivia e l'area del rifugio Sapienza. Si tentano delle azioni di deviazione con l'uso di ruspe.
Il fronte lavico scende fino a quattro chilometri da Nicolosi.
Di notte, nota la voce fuori campo, si ammirano le forme dell'espressione della natura, che ricorda il contesto e l'atmosfera islandese a sera.
«Ma è solo un momento», incalza subito, «la mente torna alla realtà tormentata di questo versante e all'ansia di tanti amici». Crescono i timori per le deformazioni del versante Nord e si fanno i conti con la ricaduta di cenere per le strade di tutti i paesi a Sud fino a Catania. Essa impone problemi di viabilità, la chiusura dell'aeroporto per ripulire le piste e problemi di salute ai cittadini.
La condensazione della lava rende marginali gli interventi di sbarramento (per il suo ispessimento) e la prosecuzione, oltrepassando pian piano le barriere. Ciò non fa dermordere gli operatori in campo, in azione con delle ruspe. Ma tutto questo, precisa la voce fuori campo, «non ha il sapore della sfida, della competizione. Troppo sproporzionate le forze in campo e ci si affida alla speranza e alla preghiera». Un breve frammento mostra una processione.
Nell'area del Pian del Lago si registra un'attività stromboliana che dà vita a delle fontane di lava.
Si ha un momento di pausa ma uno dei crateri continua a essere monitorato con avanzate strumentazioni dai vulcanologi. Una nuova colata, infatti, colpisce immediatamente la stazione di partenza della funivia. La guida Turi Carbonaro, commenta la voice over, «osserva in silenzio, non osa guardarlo, i suoi occhi vanno oltre quelle fiamme». È di nuovo giorno. Al rifugio Sapienza si cercano di costruire nuove barriere e mettere in salvo il possibile, a più riprese, al variare delle condizioni delle colate.
L'attività di Pian Del Lago si modifica ancora e si fa più esplosiva con intense colonne di cenere, un problema soprattutto per il traffico aereo.
Decresciuta la forza di alimentazione delle colata, si ammira l'attività sommitale che si caratterizza soprattutto per la creazione dei canali di scorrimento «che danno vita a un'atmosfera di grande fascino». L'eruzione si concluse il 9 agosto dopo venti giorni di intensa attività. Nel film è riepilogata con l'uso della grafica che ne sintetizza la complessa fenomenologia. Successivamente si mostrano e si spiegano i rilevamenti sul campo, tramite tute protettive, dei materiali che l'hanno composta.
E sulle immagini più spettacolari delle esplosioni notturne, la voce fuori campo conclude: «Tutto questo diventerà oggetto di studio, ricerche, azioni. Vi saranno tante linee di pensiero, teorie, conclusioni ma alla fine resterà sempre questo alone di mistero che avvolge questo straordinario vulcano. Questi appunti non possono finire senza notare un aspetto: l'estrema durezza che si è registrata nello scontro fra le parti, uomini enti e istituzioni, durante e soprattutto dopo, una contrapposizione con atteggiamenti di chi a volte pensa di essere unico nella scena. Il vulcano invece ha lanciato segnali unici e inequivocabili che spesso ci ostiniamo a non recepire».
Per i dettagli sul fenomeno e i documenti dell'anno si veda la raccolta "Etna 2001", a partire dagli esempi di seguito....