Catastrophes of Southern Italy. Photogénie and Remediation of Natural Disasters
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L'Homme du Stromboli (The Man of the Stromboli)

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ERUZIONI
Nel reportage di Jean Pradinas, realizzato con la collaborazione di Haroun Tazieff, il vulcanologo francese e il suo team salgono sulla vetta dello Stromboli in attività per effettuare studi approfonditi accompagnati dai tecnici dell'OFRT (Office de Radiodiffusion Télévision Française). Il commento fuori campo di Tazieff sulle immagini spiega l'esperienza, alternata al suono diretto del vulcano.
Tazieff era già salito, secondo alcune fonti, sullo Stromboli e sull'Etna e in queste aree aveva dato vita ad alcuni dei suoi primi cortometraggi documentari: "Grêle de feu" (Grandine di fuoco) nel 1948, "Stromboli" e "Réveil de l’Etna" nel 1949 e ancora "Etna" nel 1950. Nella sua filmografia sia per il cinema che per la televisione i due vulcani resteranno al centro dell'attenzione insieme ad altre aree vulcaniche in altri continenti.
Qui, il filmato in bianco e nero, si apre con un'introduzione in primo piano del vulcanologo con sullo sfondo un lembo di mare. Egli illustra l'eccezionalità della spedizione scientifica, data anche dall'accompagnamento della troupe televisiva per riprendere le fumarole solforose, le 'bombe' vulcaniche e l'attività delle bocche, anche prima del lancio di materiali in aria.
Il prodotto filmico, che prosegue con il commento fuori campo del vulcanologo, sviluppa nella prima sequenza l'arrivo nell'area tramite le riprese aeree del cratere centrale, visto dall'alto, e delle bocche eruttive nella parte sommitale laterale del vulcano.
Lo Stromboli, ricorda Tazieff, è uno dei vulcani più attivi al mondo. Si elevava allora 900 metri ma la sua base marina si ritrova intorno ai 3000m al di sotto. Le immagini qui passano da una ripresa panoramica vedutista del vulcano e dell'abitato ai piedi all'attività in e dal mare dei pescatori sullo sfondo del vulcano. Ciò inserisce una breve nota antropologica. L'audio si apre infatti anche a un canto popolare.
Gli obiettivi di una simile spedizione, dichiara Tazieff mentre le immagini restituiscono la dominanza della parte sommitale del vulcano e l'energia di una sua emissione, risiedono da una parte nel trovare un modo per allertare le popolazioni che abitano queste regioni minacciate e dall'altro addomesticare una parte delle forze colossali del vulcanismo, l'energia geotermica.
Le sequenze successive sono incentrate sugli abitanti nel paese, alcuni dei quali fuggono allo sguardo della camera nelle proprie case. Fra questi la troupe è riuscita a trovare qualcuno che volesse testimoniare l'effetto delle bombe vulcaniche. Raramente, ricorda il commentatore, le eruzioni del vulcano siciliano sono mortali, eppure una donna racconta (imitando il tutto in dialetto con gesti, suoni e indicazioni fisiche): «Una botta terribile! Boom! Le persone scappavano. C'era chi andava a destra, chi a sinistra, chi invocava la Madonna santissima, chi chiamava gli amici, chi la mamma, chi era ferito e chi si era fatto male. Colonne di fumo (gas) che si alzavano da là e scendevano fino alla pietra (terra)». L'interesse antropologico si manifesta anche qui legandosi alla registrazione dal basso di una croce di una chiesa alle pendici con il vulcano in prospettiva: un 'calvario', che materializza per il vulcanologo la credenza un po' superstiziosa che ispira chi vive ai suoi piedi. Le immagini riprendono il canto in spiaggia di un cantore locale con alle spalle sullo sfondo lo Strombolicchio.
Appena sbarcati, racconta Tazieff (mentre le immagini riprendono lo scarico della strumentazione), viene installato un sismografo che registra le vibrazioni e le scosse che precedono e accompagnano i movimenti della lava, uno stetoscopio. Le sequenze si muovono all'interno di un casolare in cui il gruppo monta anche la radio a cui verrà condotto il segnale dei microfoni sul campo e i sensori del sismografo (tracciati su una mappa da due tecnici-scienziati).
Il team sale in cima allo Stromboli portando a spalla la strumentazione. Alcune inquadrature in dettaglio mostrano la difficoltà del percorso per il terreno franoso sotto i loro piedi. Ma Tazieff, quasi in contrasto, marca qui l'importanza delle rilevazioni geofisiche sul campo e le analisi chimiche.
Dopo aver mostrato come il vulcano è attivo nella parte sommitale, inizia la vestizione di Tazieff con la tipica tuta d'amianto e l'elmetto di protezione, antichoc, che permettono di riflettere il calore irradiato e affrontare le bombe lanciate dalle fessure esplosive.
'Armati', in questo modo, come definisce lo stesso, vengono ripresi mentre scendono per una prima osservazione conoscitiva. Le sei bocche variano in maniera incredibile, secondo il vulcanologo. Lo scienziato, ripreso di spalle, porta con sè come nelle immagini successive un bastone (o altra strumentazione) in una mano e nell'altra una camera in formato ridotto da 16 mm (molto maneggevole) per le riprese. In più punti nel montaggio si mette in evidenza come il corpo dell'esploratore, munito anche di una camera antigas, risulti rimpicciolito in proporzione e a stretto contatto con l'esplosione di bombe vulcaniche, di cui si riprende più volte la ricaduta.
In un momento di pausa, il team è filmato mentre si rifocilla e discute delle prime impressioni sulle tempistiche e sull'organizzazione della spedizione.
Tazieff ricorda che, come quando accade un'eruzione, la risalita del magma verso la superficie provoca la fluttuazione della temperatura, del flusso e della chimica del gas. Le misurazioni precise, fatte di nuovo con le stesse tute ma in gruppi, rendono i dati confrontabili e più precisi. Sono mostrati all'inizio e poi in azione vari strumenti di misurazione. I dati vengono ripresi per ridurre i rischi di errore sia in fase di emissione che, una volta espulsi, direttamente vicino al materiale. La composizione e il montaggio filmico rendono anche qui il confronto fra la dirompenza del fenomeno e la fragilità e tenacia delle forze degli uomini, riproducendo talvolta la sorpresa fisica durante l'impatto con la forza delle emissioni.
Alcuni frammenti si spostano sui centri di rilevazione sismica tramite il sistema radio e gli operatori addetti, e la registrazione ai piedi della montagna dell'inscrizione dei diagrammi.
In cima alcune scene registrano l'azione con altri strumenti di rilevazione mentre Tazieff precisa che si tratta di un lavoro appassionante che suscita entusiasmo oltre che fatiche per il calore, i gas, l'instabilità del suolo, le tensioni nervose e una sete che non ha nulla da invidiare a quella del deserto, unita alle minaccie delle esplosioni più violente. Si mostrano, secondo il commento del vulcanologo, non solo gli operatori ma anche il coraggio che serve mentre lavorano in mezzo a quelle condizioni sul pendio ripido dello Stromboli.
È testimoniato anche un dialogo in presa sonora diretta di commento sulle rilevazioni differenti tra un tubo saturo d'acqua e l'altro assolutamente vuoto. Vengono annotati a mano dei dati e si fanno disegni delle ipotesi sull'andamento dei gas, la posizione e la forza della fuoriuscita della lava.
Un compagno, in primo piano, racconta l'emozione dell'esplosione della notte dell'11 maggio a ridosso della bocca del vulcano e il parossismo, rimandando più genericamente all'irregolarità di ogni vulcano.
Un operatore è ripreso mentre sistema una strumentazione di notte. Segue un'esplosione notturna in cui, a differenza di molti filmati cronachistici, si presta attenzione in maniera ripetuta a tutta la parabola dal momento dell'inizio alla fine (segno dell'interesse scientifico e non solo spettacolare verso i momenti più intensi).
Le operazioni con le tute si svolgono anche in notturna. Il sonoro sembra una registrazione radio in presa diretta. Le immagini mostrano il «monte di lava», come commenta Tazieff, che scorre poi anche con una inquadratura soggettiva mentre ribolle.
Torna a ripetersi qui il confronto, stavolta notturno, fra l'esplosione e l'operatore per certi versi sorpreso e minuscolo rispetto alle dimensioni della stessa.
Nell'ultima immagine l'uomo appare però fermo al centro dell'inquadratura, anche se non ne seguiamo il 'destino'....
Sicilia
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