Il film a colori di finzione "Barabba" del 1961 è legato al fenomeno delle eruzioni dell'Etna principalmente per le scelte scenografiche e l'utilizzo dei paesaggi vulcanici per rappresentare ambientazioni bibliche ostili.
Barabba viene liberato su volontà del procuratore Ponzio Pilato a scapito di Gesù, finito crocifisso. Criminale recidivo, subisce una nuova condanna dallo stesso governatore romano e viene deportato in una miniera di sale e di zolfo in Sicilia. La miniera in realtà è idealmente collocata sotto il vulcano dell'Etna, dove vengono ripresi poi gli esterni. Gli schiavi all'interno lavorano come se si trattasse di un'antica fucina fra le emissioni di gas, le ceneri e i fanghi vulcanici che ribollono. Un parossismo dell'Etna, causa il crollo e l'incendio della grotta, dove arriva anche catastroficamente l'elemento dell'acqua per la rottura di una falda. Il protagonista si salva. Luci e aperture hanno una traduzione simbolica cristiana, negli interni e all'arrivo all'esterno del personaggio.
Creduto morto, giunge a Roma, dove in seguito diventa gladiatore e conosce un altro schiavo diventato cristiano. Per il suo tramite si avvicinerà ai seguaci della dottrina tra cui San Pietro e, combattuto nell'animo dai principi morali del Cristianesimo, sarà costretto a uccidere nel Colosseo un centurione-gladiatore che tempo prima l'aveva schernito, dopo avergli ucciso un amico correligionario. Poco tempo dopo scoppia l'incendio di Roma e Barabba viene incarcerato come incendiario e cristiano (in questi film l'elemento del fuoco ritorna). Morirà sulla croce, come Gesù, che non aveva dimenticato....