Il cinegiornale, in bianco e nero, racconta dell'isola di Stromboli e delle attività vulcaniche.
Il filmato parte da una ripresa dal mare in panoramica. Alcuni pescatori escono sulle barche.
Dopo la breve apertura giungono, in ritardo, i titoli di testa sul cui sfondo si stagliano le isole dell'arcipelago in fila. Durante gli stessi viene ripreso il fango vulcanico che ribolle. Una cartina rappresenta dall'alto, introdotta dalla voce fuori campo, il complesso delle isole di Lipari, Stromboli, Salina, Panarea, Alicudi, Filicudi e Vulcano che è possibile osservare nelle giornate limpide «sfumate di azzurra lontananza» dalle coste settentrionali della Sicilia, a poche ore di viaggio da Napoli o da Milazzo.
In dettaglio, la prima sequenza, mostra 'esplosione di Stromboli con una ripresa del suono dal vero. «Le isole – precisa la voice over – hanno tutte un cuore di fuoco. Sul cielo oscuro della notte si riverbera un perenne barbaglio di zolfo e di fiamma. Qui vivere è già un atto di fede nella vita».
Le immagini successive sono delle riprese panoramiche verticali, campi lunghi e medi intorno alle chiese e alle case dell'isola, distrutte pesantemente e abbandonate dagli «abitanti terrorizzati» soprattutto dopo il terremoto del 1930. Stromboli è definita «Un bianco paese sulla roccia nera con i suoi angoli di pace e di assoluto silenzio». Molte frazioni sono «disabitate», «Vere città morte su cui i rovi lentamente cancellano le tracce di un'antica, operosa esistenza. La colpa di tutto ciò è sua, dell'antico cratere che sovrasta il paese. La gente del luogo l'ha quasi personalizzato. Ne parla come di un essere vivente. Insieme, terribile e benefico. È infatti a questa violenta, corrucciata natura che Stromboli e le Eolie debbono oggi la loro nuova vita».
I frammenti successivi sono focalizzati, tramite riprese panoramiche o campi medi, sugli operai al lavoro. La voce fuori campo descrive l'evoluzione turistica che ha portato dalle due locande del 1949 a 18.000 presenze nel 1957. Ma ancora, in un periodo antecedente al boom economico e turistico, «È difficile rendersi conto dell'esistenza di tanti viaggiatori. Qui si viene per stare in solitudine, per disperdersi in piccoli gruppi fra le anfrattuosità della costa rocciosa». L'accoglienza però, anticipa il commentatore, richiederebbe infrastrutture nuove come il porto.
Ogni anno il contadino di Stromboli, ripreso in primo piano, dissoda un nuovo campo. «Strappa alla lava un angolo di buona terra. Con i nuovi capitali che il turismo porta nell'isola. L'attuale produzione di 500 ettolitri di pregiato vino Malvasia potrà essere portata all'antico livello. Adesso la montagna di fuoco – ripresa in controcampo – gli fa meno paura. Si ribellerà l'antico dio maligno che abita nel cratere in cima al monte».
Il servizio si conclude con la caduta di rocce laviche, ancora non del tutto raffreddate che, giunte in mare per il pendio ripido, provocano dei sbuffi di vapore. Lo stesso vale per le rocce laviche costiere, surriscaldate dalla temperatura del suolo, all'infrangersi delle onde. La voice over aggiunge: «Si chiama la sciara del fuoco. Questa immensa parete di lava solidificata. Le pietre roventi eruttate dalla bocca vulcanica rotolano per la china fino al mare. È dai primi tempi del mondo che ogni giorno, ogni notte Stromboli dà il suo spettacolo. Lo si può osservare agevolmente dal mare. Sembra quasi che l'antico vulcano abbia pensato alle esigenze del turismo moderno. È uno spettacolo che bisogna vedere almeno una volta nella vita...».
Video completo al link....