Il film di finzione in bianco e nero si concentra sulla cultura dei carbonai, il paesaggio e l'attività dell'Etna. Tutto ciò fa da sfondo a un racconto di passione, violenza e vendetta, girato però prevalentemente a Messina. Qui la catastrofe, come un topos ricorrente, torna a sancire un momento di riequilibrio.
Rocco, sovrintendente alle carbonaie di Don Peppino, è un uomo passionale e prepotente. Mentre coltiva una relazione sentimentale con Clara, una vedova, fa la corte a Nedda, la figlia di Don Peppino, che vorrebbe sposare. Ma Nedda ha scoperto la relazione che il suo corteggiatore intrattiene con la vedova, e non vuol più saperne di lui.
Alla fattoria è giunto intanto Arturo, un giovane pittore, e tra il nuovo arrivato e Nedda fiorisce un sentimento d'amore.
Furibondo, Rocco medita di rapire Nedda, approfittando del fatto che il padre della ragazza e il fratello Jano sono assenti. Sorpreso da alcuni carbonai mentre sta per mettere in esecuzione il suo piano, Rocco è costretto a lasciare il luogo e i suoi due fratellini, Maruzza e Cola. Abbandonato anche da Clara, trascina una misera vita, avvelenata dal rancore.
Il giorno delle nozze di Nedda, Rocco si reca di nascosto alla fattoria e sfoga la sua rabbia sul carretto di Jano, che è stato decorato da Arturo. Jano, quando vede quello che Rocco ha fatto del suo carretto, giura di vendicarsi. I due uomini lottano accanitamente; poi Rocco va ad armarsi di fucile come il suo avversario.
Nel frattempo l'Etna si è risvegliato e la lava comincia a scendere lungo i fianchi del vulcano. Aggirandosi tra le rocce i due avversari si danno la caccia. Quando Maruzza, la sorella di Rocco, esce dalla fattoria per chiamare Jano, una fucilata, sparata da Rocco, la colpisce. Credendo di averla uccisa, Rocco impazzisce e viene travolto dalla lava.
Si placa la violenza nella natura e negli animi: ritornano la calma, la serenità, la gioia.
Non è possibile, non avendo rinvenuto il film completo, ricostruire la scena della catastrofe ma dall'estratto disponibile da un rimontaggio online, si può notare il riuso di materiale documentario per le riprese che propongono l'avanzare del fronte lavico.
Ricostruito, ma fondato, appare l'allarme delle campane (si vedano i documentari del 1950-1951 sull'Etna). Attraverso il tremore della camera da presa viene simulato anche il carattere sismico dei fenomeni. Si aggiunge una sonorizzazione anche ad effetto.
Fra le immagini riprese dal vero vi sono quelle di persone che si recano a pregare nei pressi della parte estrema della colata fra i boschi.
Le sequenze che mirano a ricostruire la location sul vulcano appaiono artificiose ma in parte anche realistiche. Si veda per esempio la presenza di emissioni simulate sul set e il make-up degli attori.
Le scene di inseguimento fra gli uomini protagonisti, lo sparo, la morte di una delle protagoniste e del personaggio negativo sembrano orchestrate in modo da dare l'idea che fossero immerse nel contesto reale, quasi in risposta alle immagini dal vero ma andrebbe verificato il film originale e completo.
Sono state simulate anche scene di fuga di animali e persone con i carretti. Ma queste risultano poco realistiche rispetto alla restituzione del pericolo e al movimento dei personaggi all'interno del paesaggio vulcanico.
L'opera è stata prodotta dall'O.F.I. (Organizzazione Filmica Italiana), nata alla fine degli anni Quaranta a Messina. Girato dai fratelli messinesi Salvatore e Giuseppe Zona, l'opera fu usata anche per un “film romanzo” pubblicato nel luglio del 1959 nella collana “I vostri Films-Romanzo preferiti” della Editoriale Nuova di Roma, con il titolo “Vendetta di Fuoco”.
Nel documento online una parte del film rimontato come un trailer....